Agguato ad Alberto Musy

Segnalati

Esprimiamo la nostra solidarietà ad Alberto Musy, brutalmente aggredito a colpi di pistola sotto casa la mattina del 21 marzo.

L’augurio che facciamo a lui e a tutta la città è che la sua voce torni presto a farsi sentire, ed esprimiamo tutto il nostro affetto alla moglie, alle figlie e a familiari e amici.

Il Team dell’Ora Libera(le)

Un Calcio al buon senso

Sarà che sono relativamente interessato al calcio ma, a me, i soldi stanziati per ricostruire il Filadelfia fanno girare un po’ le scatole. Sulla Stampa di oggi campeggia la promessa di Fassino: “1,5 milioni di euro nel 2012, 2 milioni nel 2013” e intanto, sul giornale on-line “Lo Spiffero”, troviamo che non ci sarebbero stati i soldi per pagare gli stipendi degli 11.000 dipendenti comunali questo mese, con conseguente presunto prestito da Soris, la nota società di riscossione crediti torinese.

Servirebbe, in stile Istituto Bruno Leoni, un bel Contatore del Debito appeso sulla facciata di Palazzo Civico a ricordare a tutti, politici scriteriati e cittadini tifosi, che il debito del Comune ha ormai abbondantemente sorpassato i 4 miliardi (scriviamolo per esteso che rende meglio: 4.000.000.000 €) avvicinandosi ormai ai 5 (5.000.000.000 €) e che sarà difficile far finta di nulla ancora a lungo. Abituati a ragionare in miliardi o centinaia di milioni, i politici torinesi ormai ritengono bruscolini 3,5 milioni dati in pasto alla fede Granata e anzi, la ritengono un’ottima operazione d’immagine che accrediterebbe l’amministrazione spendacciona fra i buoni, distogliendo l’attenzione da altri sprechi e dalla disoccupazione dilagante. Tralasciamo poi che il costo finale dei lavori lieviterà come tutte le opere pubbliche che si rispettino e che la mossa del Comune tirerà dentro la Regione, anche lei seduta allo scomodo tavolo della Fondazione Filadelfia con somma gioia di Cota, dei conti rossi regionali e dei contribuenti piemontesi tutti.

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Contro il Merito nell’istruzione

É di questi giorni la notizia che il nostro Presidente del Consiglio stia elaborando una, a parole sue, “Riforma del Merito”. Ancora non si può entrare nel dettaglio della proposta, di cui non si sa sostanzialmente nulla, ma già qualche considerazione sull’idea alla base di questo provvedimento la si può fare.

La prima domanda da farsi è se il merito possa essere un criterio di giustizia, coerente con i principi Libertari, nell’assegnazione di risorse, e anche se può stupire chi ha sempre visto i liberali nostrani riempirsi la bocca della parola “Meritocrazia”, la risposta è un secco no. La stessa idea di elevare un principio, quindi astratto ed impossibile da formulare con criteri oggettivi, a criterio di valutazione per l’operato di una persona è un pensiero totalitario, il Κρατος nella desinenza non è lì per caso, tanto errato ed ingiusto quanto l’egualitarismo radicale socialista.

In una società libera, infatti, sono infiniti i fattori che determinano il successo personale, e l’idea stessa di imporre una gerarchia di valori, peraltro per decreto, rappresenterebbe l’ennesima distorsione delle libere interazioni tra le persone e del mercato. Inoltre è completa follia, e tracotanza, pensare che l’ennesimo processo burocratico, da sempre regno della mediocrità, possa far emergere il genio, la creatività e l’estro tipici delle personalità che davvero riescono a portare all’azione di cambiamento, l’unica vera forma di crescita sia personale sia sociale.

Non deve stupire, infatti, che questo tipo di personalità raramente siano in sintonia con l’organismo burocratico per eccellenza, l’istruzione formale moderna, che nelle intenzioni del legislatore subirà l’ennesima opera di maquillage senza cambiarne la sostanza fatta di imposizione e violazione dei diritti fondamentali altrui, con l’obbligo scolastico e la requisizione forzata e redistribuzione di beni sulla base di dei valori apoditticamente giudicati migliori, che siano l’uguaglianza, il merito o la classica raccomandazione.

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– Domenico Monea

Cose (E)inaudite – Braccia rubate all’economia

In molte discussioni che animano il dibattito pubblico, noi “einauditi” abbiamo spesso una strana sensazione: che le principali ipotesi in campo siano tutte quante sbagliate, mentre quelle che per noi hanno senso siano le uniche a non venir neppure considerate. Ne è un tipico esempio lo scontro sulla riforma dei criteri di assegnazione delle borse di studio in Piemonte, che sta opponendo maggioranza regionale, da un lato, e sacerdoti del sacro diritto allo studio, dall’altro.

A nostro avviso, per l’appunto, entrambi i contendenti hanno torto. Proviamo a spiegare perché, anche se non è facile: il problema è infatti a monte, nella mentalità, che accomuna leghisti e comunisti, secondo cui con una legge ben fatta si può risolvere tutto, e il disaccordo è solo su cosa sia una legge ben fatta. Per noi invece è la loro stessa premessa ad essere sbagliata, ed è per quello che i due litiganti finiscono con l’essere molto più simili di quanto non sembri.

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Aranciate sempre più aspre e amare

L’ultima proposta legislativa è una norma tanto aspra quanto indigesta che mira a regolamentare, innalzandola dal 12% al 20%, la quantità di arance nell’aranciata. Ovviamente vale anche per il contenuto degli altri succhi di frutta. Idem per i limiti alla quantità di zuccheri aggiunti. Questa proposta, per salvaguardare la qualità del prodotto e la salute del consumatore. Nei fatti, soprattutto per sostenere la produzione di frutta dato che, oltre il 12%, ogni altro punto percentuale aggiuntivo di succo richiede l’utilizzo di 25 milioni di arance in più che, complessivamente, corrispondono a circa 560 ettari di agrumento. Sostegno alla produzione italiana, quindi, senza pensare però alle ricadute in caso di annate sfavorevoli, o di un calo dei prezzi delle importazioni che avrebbe consentito un risparmio per i produttori (che tende a riflettersi in un calo dei prezzi).

Da qui in poi dovremo aspettarci che regolamenteranno anche la quantità di pomodoro nella passata e di cereali nei minestroni. Di conseguenza, di lì a breve ricontrolleranno anche tutti i libri di ricette della nonna per verificare che il contenuto degli ingredienti sia congruo al sostegno della produzione italiana e al contenuto di zuccheri e grassi che si aspettavano?

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— Lucia Quaglino 
twitter.com/luciaquaglino

Che spazzatura la tassa sul junk food

Prima il Ministero della salute cerca un accordo con una dozzina di associazioni imprenditoriali per ridurre il contenuto di zuccheri, sodio e grassi idrogenati nei cibi e adottare l’etichettatura nutrizionale obbligatoria entro il 2016, poi fa saltare il banco e tira di nuovo fuori l’idea di una tassa sul junk food.

Duplici gli obiettivi dichiarati: riduzione dell’obesità e incremento delle entrate dello Stato.

Relativamente alla prima, i dubbi nascono dal fatto che anche tassando i cibi “spazzatura” si possono comunque mangiare torte fatte in casa, abbondanti porzioni di lasagne e panini di salame e formaggio. Detto in altre parole, i cibi che fanno ingrassare non mancano e, anche per quelli più sani, la quantità ha un peso anche calorico (è difficile restare magri se si mangiano 2 etti di pasta al giorno). Quindi, o si tassano anche olio e burro, andando così a colpire i fondamentali della cucina italiana (e, quindi, meno produzione e occupazione nel settore alimentare), o la lotta alla ciccia è persa in partenza, perché solo i prodotti “industriali” possono, nella pratica, essere colpiti.

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— Lucia Quaglino 
twitter.com/luciaquaglino

Cose (E)inaudite – Libertà van cercando

Nella Divina Commedia, Dante riserva ai suicidi un contrappasso particolarmente duro: trasformati in piante per aver rifiutato la vita umana e collocati in una selva lugubre e deforme, dopo il Giudizio Universale saranno gli unici a non vedere la propria anima riunirsi al proprio corpo, che resterà appeso a degli alberi per l’eternità

Eppure, Dante sa cogliere la grandezza morale che spesso sta dietro il gesto tragico di chi si toglie la vita, e il suo genio poetico ci trasmette tale grandezza con riguardo a più di un personaggio. L’esempio più noto è quello di Catone l’Uticense, suicida e per di più pagano, che nonostante ciò non solo evita l’inferno, ma viene collocato addirittura a custodia dell’antipurgatorio, e questo proprio in onore alla sua scelta di darsi la morte, piuttosto che chiedere la grazia a Cesare. Ed è facendo leva su questo suo nobile atto, che Virgilio gli chiede di lasciar entrare Dante nel Purgatorio. Con il suo viaggio – spiega Virgilio – anche Dante cerca la libertà, proprio come la cercò con l’ultimo viaggio Catone, che giunse a preferirla alla vita stessa: «libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta».

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Libertà di stampa: un passo avanti e due indietro

Nel 2012 la Cassazione ha scritto la parola fine in un processo iniziato nel 2006 che aveva visto un blogger condannato per stampa clandestina. Ribaltando la condanna di primo e secondo grado, la Cassazione ha finalmente stabilito che i blog su internet non sono equiparabili alle pubblicazioni a stampa e quindi non sono tenuti a registrarsi presso il tribunale come queste ultime.

La sentenza rafforza un orientamento favorevole alla libertà di stampa riscontrato in diverse pronunce giurisprudenziali recenti. Ad esempio, con la sentenza n. 1907 del 2010, sempre la Cassazione penale ha stabilito che il direttore di un giornale on line non è soggetto agli stessi obblighi di vigilanza e controllo che l’art. 57 del codice penale pone a carico del direttore di una pubblicazione a stampa perché, risalendo al 1958, la norma non può essere interpretata come fonte di disciplina di un fenomeno che ai tempi il legislatore non poteva neppure prevedere. Pertanto, se un giornale pubblica una lettera diffamatoria, il direttore potrà rispondere di diffamazione solo se d’accordo con l’autore della lettera, ma i suoi obblighi di controllo non sono equiparabili a quelli dei giornali cartacei.

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Finanza creativa e derivati: il Comune di Milano

Si dice che italiani e greci siano “una faccia, una razza.” Sicuramente i politici di entrambe le Nazioni hanno un modo molto simile di affrontare i problemi, ovvero cercare di nasconderli e rimandarli il più possibile. Entrambi i Paesi hanno poi un amore sconfinato per la finanza creativa.

Se la Grecia ha cercato di nascondere una parte del proprio debito pubblico affidandosi a un currency swap, i comuni italiani si sono orientati invece verso altri contratti derivati: gli interest rate swap (IRC). Un caso emblematico è quello del Comune di Milano.

Nel 2005 l’Amministrazione Albertini riesce a ristrutturare il suo debito (al 70% a tasso variabile) emettendo un’obbligazione trentennale di tipo bullet (ovvero da rimborsare interamente a scadenza) al tasso fisso del 4,019% annuo. Si tratta di una buona operazione per le finanze del Comune meneghino: la lunga durata accompagnata da un tasso d’interesse non soggetto alle oscillazioni del mercato, consente all’amministrazione comunale di spalmare il rimborso del prestito su tre decadi e programmarne tranquillamente la restituzione. Quando si emettono obbligazioni di tipo bullet, infatti, è obbligatorio aprire contestualmente un piano di ammortamento in modo da accantonare, anno per anno, la somma da rimborsare a scadenza.

La storia potrebbe tranquillamente finire qui. Invece ci ritroviamo, a sette anni di distanza, con un consorzio di banche alla sbarra e una causa per truffa ai danni del Comune di Milano. Ciò che è successo in mezzo è qualcosa ai confini della realtà e, a prima vista, totalmente incomprensibile.

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Cose (E)inaudite – La causa della libertà

L’immensa quantità di regole che governa le nostre vite svilisce la nobile funzione del diritto, inducendo purtroppo molti a considerarlo non come il quadro di norme, astratte, generali e non necessariamente scritte, che fanno da cornice al libero svolgimento delle attività umane, ma come un sinonimo di scocciatura, burocrazia, scartoffia.

Eppure, il diritto sarebbe una cosa molto più seria e, riportato alla sua funzione più alta, costituirebbe un argine agli abusi del potere, non il frutto dei suoi deliri di onnipotenza.

Ce lo ricordano una serie di iniziative di questi giorni, che restituiscono al diritto un po’ di buona reputazione: si tratta di tentativi di portare in tribunale le varie autorità responsabili del collasso della nostra economia, chiamandole a rispondere davanti a un giudice delle proprie malefatte, visto che “con le buone” non sembra che si riesca a ottenere molto.

Una delle più affascinanti viene dal Piemonte: l’Associazione Nord-Ovest 2020, nata a Cuneo un anno e mezzo fa e raggruppante una serie di imprese e professionisti di tutto il Nord-Ovest, ha promosso una causa davanti al Tribunale di Roma in cui chiede alla Presidenza del Consiglio e al Ministero dello Sviluppo economico il risarcimento dei danni subiti per via del ritardo nel rimborso dei crediti IVA. Tutti coloro che si trovino ad aver patito tali danni sono invitati ad unirsi alla capofila della causa, l’azienda lattiero-casearia Inalpi di Moretta (Cuneo), e cercare giustizia insieme a lei. È molto utile tenere il fiato sul collo all’amministrazione pubblica con iniziative come questa, perché i 2,2 miliardi di rimborsi promessi in questi giorni diventino realtà, e perché in futuro non si accumulino più ritardi come quelli contro cui Nord-Ovest 2020 ha reagito.

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A lezione di economia

L’Ora libera(le) ha organizzato la presentazione del libro “A scuola di economia”, una raccolta delle lezioni del prof. Jesus Huerta de Soto, considerato a livello internazionale uno dei maggiori esponenti della Scuola Austriaca di economia.

Si è discusso dei temi trattati dal professore spagnolo  con Francesco Carbone, Presidente dell’Associazione Usemlab e ideatore dell’opera: “A scuola di economia” nasce infatti come trascrizione delle lezioni del corso di Economia Politica tenuto dal prof. Huerta de Soto all’Università Rey Juan Carlos di Madrid nell’anno accademico 2009-2010.

Il corso universitario che ha originato il libro è stato caricato sul portale Blip.tv dall’Instituto Juan De Mariana ed è stato seguito integralmente da più di 72mila persone provenienti da tutto il mondo. Inoltre, un montaggio delle stesse lezioni, caricato su Youtube, ha ottenuto un successo enorme (fino a 360mila visualizzazioni).

Per questo motivo Francesco Carbone ha deciso di trascriverle e raccoglierle in un libro «di fondamentale importanza per i risparmiatori, gli imprenditori sempre più confusi, e spesso anche traditi, dalle caotiche evoluzioni economico-finanziarie, ma soprattutto per il cittadino disorientato dalla politica, lo studente ancora alla ricerca di consapevolezza e principi, il politico onesto e coraggioso.»

L’evento si è svolto Lunedì 21 maggio 2012, ore 16-18 @ Università di Torino, Facoltà di Economia, Aula 8 (piano terra),  c.so Unione Sovietica 218/bis

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