Angelo Scola tra Stato e Libertà

Il cardinale Angelo Scola si è sempre distinto per le sue idee non banali e spesso estremamente innovative all’interno dell’ambiente episcopale Italiano, che certo eccelle per la qualità del suo pensiero filosofico e teologico.
Nel discorso alla vigilia della ricorrenza di S. Ambrogio, patrono di Milano, non si è, ancora una volta, smentito, con un intervento dai contenuti molto netti ed accesi che ha subito suscitato commenti interessati e controversie.
Da più parti ci si è concentrati sulle affermazioni dell’Arcivescovo legandole al dibattito sul ruolo della Chiesa all’interno dello Stato Italiano ma quasi nessuno si è reso conto del contributo rivoluzionario a livello di teoria politica, specialmente se rapportato alla timidezza della Chiesa Italiana su questi temi negli anni del dopoguerra, di questo intervento.

Nel tema centrale dell’intervento, infatti, Angelo Scola ha puntato il dito contro “Lo Stato cosiddetto “neutrale” che, prescindendo da qualsiasi ragionamento di carattere qualitativo sul messaggio religioso, nega persino la possibilità di critica in nome di un’ irreale terzietà che ha poco a che fare con la natura umana e con la storia dell’Occidente.

La dualità tipica della storia Occidentale, esplicata da Leo Strauss con i paradigmi di Atene e Gerusalemme, non presuppone che la prima sia neutrale ed acritica rispetto alla seconda, ma anzi sostiene che gli spazi per la cultura e la libertà si siano potuti formare in Europa più che in ogni altro luogo proprio per la continua dialettica, e l’occasionale scontro, tra questi poteri.

L’organizzazione politica e sociale, quindi, non può pretendere di rimanere esterna  rispetto al fenomeno religioso, né, sopratutto, di vedere i concetti di libertà e fede come in antitesi, rompendo il ponte tra filosofia e rivelazione su cui si basa il pensiero Occidentale da quell’Editto di Milano, citato dal cardinale un po’ a causa della vicinanza della ricorrenza, ma soprattutto perchè rappresenta l’atto che sancisce l’inizio del rapporto tra messaggio Cristiano, filosofia classica e potere politico, ovvero di quella “libertà degli antichi” che Strauss vede in opposizione alla libertà dei moderni nata dall’umanesimo e dall’illuminismo che incentra la vita pubblica e sociale sulla ragione negando ogni forma di trascendenza per poi sfociare in quelle che rappresentano le due facce della tragedia moderna: lo Stato che si auto-legittima sulla base di costrutti teologico-politici e le esplosioni distruttive di nichilismo di quell’Homme Rèvoltè così ben descritto da Camus, che il mondo ha subito, in tutto il loro orrore, nel Novecento.

Quando Angelo Scola sostiene che “la giusta e necessaria aconfessionalità dello stato ha finito per dissimulare, sotto l’idea di ‘neutralità’, il sostegno dello stato a una visione del mondo che poggi sull’idea secolare e senza Dio”, con una definizione che sembra venire direttamente dall’ultimo libro di Carlo Lottieri, trascende lo sterile dibattito sul rapporto tra Stato e Chiesa in Italia, va a colpire le basi stesse dello Stato moderno.

Bisogna chiedersi, infatti, come mai uno Stato che si propone di intervenire in ogni ambito della vita sociale, politica ed economica ma issa il vessillo della neutralità, potendosi come presunto osservatore esterno non giudicante ogni qualvolta che entra in gioco l’argomento religioso?

La risposta è in parte contenuta nel discorso stesso, quando l’Arcivescovo ci ricorda che la terzietà è dello Stato rispetto alle religioni è solo apparenza, volta a mascherare la creazione di una nuova costruzione teologica volta a legittimare l’istituzione Statale stessa.

Nel tentativo di legittimare se stesso negando qualsiasi principio che trascenda l’uomo e che, quindi, possa contrastare una sovranità che non è più solo territoriale ma morale lo Stato diventa secolarista e, riprendendo l’intervento di Angelo Scola “attraverso la legislazione diviene cultura dominante e finisce per esercitare un potere negativo nei confronti delle altre identità”.

Angelo Scola con questo intervento non si limita quindi a esprimere un’ opinione nel campo della libertà religiosa, ma apre la porta ad una concezione istituzionale e sociale completamente nuova, prefigurando un’ epoca di cambiamento in cui la Chiesa, se saprà superare le sue infatuazioni per le filosofie figlie dell’illuminismo e del socialismo, potrà avere un ruolo fattivo centrale, rappresentando un baluardo contro l’ottica unidimensionale dello Stato Moderno che si pone come unico rappresentante della realtà sociale in modo arbitrario e autoreferenziale, a difesa della pluralità di identità e di ordinamenti che hanno arricchito l’Europa in passato e potrebbero tornare a farlo.

Domenico Monea

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