Sulla manifestazione di domani (14 novembre) contro l’austerità

Domani gran parte dei miei colleghi e dei miei studenti scenderà in piazza, insieme ai loro colleghi europei, per manifestare “contro l’austerità” e per chiedere interventi che, a sentire chi ha organizzato la manifestazione, devono servire per aiutare i giovani a trovare lavoro.
La realtà, purtroppo, è che dietro agli slogan del sindacato, si nascondono fallacie economiche e volontà protezionistiche che rendono il programma della Cgil una via sicura per impedire ai giovani di trovare lavoro.
Si è chiesto, insomma, ai giovani di manifestare per un programma che va totalmente contro i loro interessi, nascondendo il tutto dietro a una ricca dose di populismo e di proposte contraddittorie.
Continua a leggere
Annunci

Cose (E)inaudite – Astenersi perditempo

Oggi è il giorno dell’ennesimo sciopero del pubblico impiego, convocato da Cgil e Uil. Intanto, qui c’è del materiale succulento per esperti di statistica, o forse di fenomeni paranormali: una persona comune non è in grado di dare una spiegazione razionale dell’incredibile coincidenza astrale che, per puro caso, fa cadere gli scioperi sempre di venerdì o al massimo di lunedì.

 

Ma andiamo alla sostanza. I sindacati scendono in piazza contro la spending review, e contestano in primo luogo il fatto che essa consti di tagli lineari, i quali non distinguono tra amministrazioni virtuose e sprecone; su questo, hanno ragione da vendere. A parte questo, è un insieme di rivendicazioni fuori dal tempo: no alla riduzione degli organici; sì anzi alla stabilizzazione in massa dei precari; nuovo contratto collettivo nazionale con miglioramento delle condizioni; no al blocco del turnover che fa aumentare l’età media degli organici.

 

La Federazione del Lavoratori della Conoscenza della CGIL, che gentilmente ci omaggia della sua newsletter anche se non ricordiamo di averla mai richiesta, rincara la dose per quel che riguarda l’università, con il suo immancabile corredo di supercazzole: «La spending review assesta un duro colpo al sistema di protezione sociale e ai diritti di cittadinanza … Nei settori della conoscenza non s’intravede alcuna discontinuità rispetto alle politiche di privatizzazione dei saperi … Per uscire dalla crisi occorre un cambio di cambio (sic) di visione che parta dal riconoscimento del lavoro, del welfare, del sapere, dell’ambiente e della giustizia sociale».

 

Ora, da precario dell’università avrei tutto l’interesse personale ad un aumento senza criterio delle risorse a disposizione di questo comparto e ad assunzioni di massa come auspicano gli scioperanti. Tuttavia, rimango convinto che la strada da loro indicata sia sbagliata: perché è esattamente la strada che abbiamo seguito fino ad oggi, e i risultati sono lo spread alle stelle e la recessione.
Leggi il resto dell’articolo →