Quanto abbiamo “risparmiato” in interessi con l’euro?

Fare una stima del beneficio, in termini di minori interessi pagati per il servizio del debito, dovuto all’entrata dell’Italia nell’euro è qualcosa di molto complicato. Le emissioni di debito pubblico sono continue e con scadenze diverse, le decisioni di politica economica sono pesantemente condizionate dall’andamento dei mercati dei titoli e così via. Dobbiamo infatti chiederci. Un’Italia che fosse rimasta con la lira avrebbe svalutato, oppure no? Quanto avrebbe beneficiato del calo generale dei tassi di interesse, nella prima decade del terzo millennio? Avrebbe attuato politiche economiche più o meno spendaccione di quelle effettivamente praticate?

Non lo possiamo sapere. Continua a leggere

Chi di taglia e cuci ferisce….

In un articolo di qualche tempo fa, vi ho raccontato di come il professor Alain Parguez se ne vada in giro per l’Italia, sponsorizzato da Paolo Barnard, a promuovere la MMT, sfruttando però la scena per lanciare calunnie di ogni genere sul conto di Friedrich Von Hayek.

Dico calunnie e non imprecisioni, come afferma qualcuno, perché i metodi utilizzati dal professore francese non lasciano alcun dubbio. Non ci troviamo di fronte, insomma, a un onesto fraintendimento, ma a una deliberata manipolazione fatta con lo scopo di mettere in bocca al defunto economista austriaco frasi e pensiero che non gli appartengono affatto. Continua a leggere

Alcune considerazioni sulle monete complementari

Dal momento che le iniziative per introdurre “monete complementari” sono sorte un po’ in tutta Italia (anche a Torino), è bene cercare di capirci qualcosa in più e vedere di che cosa si tratta. Per farlo andremo a considerare quella che è forse la moneta complementare più famosa nel nostro paese, lo Šcec o “Solidarietà che cammina.”

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Keynes contro….. Keynesblog!

Qualche tempo fa, avevo spiegato come un modo facile per dare autorevolezza al proprio blog fosse quello di richiamarsi a un qualche famoso autore del passato, preferibilmente morto e sepolto, di cui autoproclamarsi moderni araldi ed interpreti.

Un case study di questo strategia è sicuramente Keynesblog, dove il faccione del più famoso economista del secolo scorso, ricorre con insistenza in tutte le pagine. Gli autori del blog, Guido Iodice e Daniela Palma, oltre alla quotidiana (o quasi) offerta di articoli, hanno messo a disposizione un documento pdf che riassume, a grandi linee, quella che dovrebbe essere la ricetta keynesiana per uscire dalla crisi e raggiungere uno stato permanente di crescita economica, quello che Keynes ha chiamato “quasi boom” nella Teoria Generale. Continua a leggere

Chi manipola i mercati?

Nelle settimane scorse è scoppiata la polemica sulle manipolazioni dei tassi di interesse effettuate da Barclays (caso molto probabilmente tutt’altro che isolato). Ne ho parlato qualche giorno fa, sottolineando come sia veramente ipocrita prendersela con la cricca dei banchieri quando i più grande manipolatori dei tassi di interesse sono le banche centrali.

Ora invece voglio fare un piccolo “gioco”.

Immaginiamo di essere un operatore di borsa a Milano e di avere dei buoni informatori. Il 24 luglio, mentre lo spread di Italia e Spagna è ai massimi e i mercati finanziari sono reduci da una serie infinita di sedute con segno negativo, il nostro uomo a Francoforte ci fa avere questo messaggio:

“Domani Draghi, a Londra, dirà che la Bce è pronta a tutto per salvare l’euro. Tutti penseranno che sia l’inizio di un quantitative easing in stile Fed, ma è solo un bluff.”

Indice FTSE Mib – mese di luglio 2012

Come sfrutteremo questa soffiata al meglio?

Ora cambiamo scenario.

Siamo dei piccoli risparmiatori e venerdì 25 luglio ascoltiamo le parole di Draghi al telegiornale. Nel frattempo la borsa è salita di più del 5% e sembra che finalmente possa tornare l’ottimismo sui mercati. Gli esperti sono moderatamente ottimisti e il rally che si è innescato nei giorni seguenti alle parole del Presidente della BCE sembra avere finalmente basi solide. Forse è venuta l’ora di tornare a investire in borsa?

Indice FTSE Mib – mese di luglio 2012

Ovviamente questa ricostruzione è puramente frutto della mia fantasia: nessun operatore di borsa ha conosciuto in anticipo il discorso a Londra di Mario Draghi (a pensar male si fa peccato però spesso ci si azzecca), né ha avuto indicazioni sul fatto che si trattasse, o meno, di un bluff.

Però i movimenti delle borse europee dal 25 luglio in avanti non sono frutto del caso o di un cambio di sentiment degli operatori: sono il diretto risultato delle parole di Mario Draghi.

Quindi, chi è che manipolerebbe i mercati?

Bastiat Contrario

Chi mena per primo, mena due volte – Mahatma Gandhi

Se vi raccontassi che Friedrich Hayek era un reazionario asburgico che odiava lo stato ma, allo stesso tempo, auspicava un regime dittatoriale per instaurare l’ordine supremo del mercato in quanto dettato dalla Ragione (con la R maiuscola) come reagireste? E se vi confidassi che Hayek è il vero padre fondatore dell’Euro e che la moneta unica era stata da lui progettata per distruggere lo stato?

Vi fareste una grassa risata o vi indignereste per il carico diffamatorio di queste affermazioni?

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I principi dell’economia moderna

Liberamente ispirato a questo pezzo di Art Canden

Partiamo dal principio fondamentale che governa le decisioni di politica economica del terzo millennio:

“Domanda e offerta sono un optional”

Da questo primo e fondamentale principio discendono i seguenti 30 corollari. Continua a leggere

Tagliare la spesa pubblica è recessivo nel breve periodo? Chi se ne frega

Tagliare la spesa pubblica in termini assoluti nel breve periodo è recessivo, lo sanno tutti. Lo avete studiato a scuola, nei corsi di macroeconomia, lo sentite ripetere tutti i santi giorni dalle pagine dei giornali, agli editoriali degli economisti più in voga sino ai post dei blogger che aspirano al ruolo di guru dell’economia.

È un fatto incontestabile e nessun economista “sano di mente” si sognerebbe mai di negarlo. Ripetiamolo tutti insieme come un mantra: “tagliare la spesa pubblica, qualsiasi spesa pubblica, nel breve periodo è recessivo”.

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Come creare un blog che parla di economia e ottenere un sacco di visite?

È tutta questione di marketing

Anche per i blog il marketing è molto importante, sapersi vendere bene e attirare quella fascia di “consumatori” a cui si mira è un compito tutt’altro che facile. Ma seguendo alcune semplici regole non è un’impresa poi così impossibile. Basta scegliere il giusto “segmento di mercato” e sapere quali tasti premere.

Ad esempio, specialmente in Italia, vi è un vasto pubblico di internauti che nutre un profondo odio per la cosiddetta economia di mercato, che ritengono lo stato essere il mezzo supremo per “correggere” gli errori di una società che non premia (quelli che loro considerano) i meritevoli e che usa la rete per formarsi opinioni ma soprattutto per cercare conferme alle idee che già ha. Come fare per conquistare “il click” di questo vasto pubblico e far diventare il proprio blog popolare su Facebook e Twitter? È molto semplice.

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Compra Bene

Un vecchio adagio dice che quando si tocca al fondo, bisogna iniziare a scavare; secondo i keynesiani è anche un buon modo per uscire da una depressione economica.

Lo giuro, ci ho provato. Quando mi han segnalato ed ho letto questo articolo de Linkiesta (o meglio di un fantomatico Keynes blog su Linkiesta) intitolato “perché la spending review è sbagliata,” per circa 30 secondi ho pensato di smontare le loro “affermazioni.”

Poi ho cambiato idea e  ho deciso di prenderli in giro. Dopotutto il discorso serio l’ho già fatto, a grandi linee, qui.

Spending review, revisione della spesa. E’ questo il mantra degli ultimi giorni, con la nomina della commissione formata dai tecnici Bondi, Amato e Giavazzi. Sull’argomento le battute sono sin troppo facili: un governo di tecnici che nomina altri tecnici (di cui però uno è in realtà anche un politico). Al di là di ciò, la spending review significa una cosa semplice: tagli alla spesa. Attenzione: l’obiettivo del governo non è la riqualificazione della spesa stessa, attraverso l’eliminazione delle spese meno produttive e l’utilizzo delle somme così risparmiate per investimenti e spese più utili. L’obiettivo dichiarato è diminuire la spesa pubblica.

Vade retro Saragat! Ridurre la spesa pubblica! Giammai! Spesa pubblica bene comune! Ah no scusate, mi confondevo…

Cosa c’è di male in questo? Molto. La spesa di qualcuno è sempre il reddito di qualcun altro.

Nel caso in questione la spesa pubblica era il reddito di qualcun altro: il contribuente.

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