Quanto abbiamo “risparmiato” in interessi con l’euro?

Fare una stima del beneficio, in termini di minori interessi pagati per il servizio del debito, dovuto all’entrata dell’Italia nell’euro è qualcosa di molto complicato. Le emissioni di debito pubblico sono continue e con scadenze diverse, le decisioni di politica economica sono pesantemente condizionate dall’andamento dei mercati dei titoli e così via. Dobbiamo infatti chiederci. Un’Italia che fosse rimasta con la lira avrebbe svalutato, oppure no? Quanto avrebbe beneficiato del calo generale dei tassi di interesse, nella prima decade del terzo millennio? Avrebbe attuato politiche economiche più o meno spendaccione di quelle effettivamente praticate?

Non lo possiamo sapere.

Possiamo però calcolare l’ordine di grandezza del cosiddetto “dividendo dell’euro”  e capire se l’affermazione di Oscar Giannino per cui, nei 18 anni scorsi, l’euro ci ha permesso di risparmiare circa 700 mld in interessi, sia ragionevole o meno.

Secondo Alberto Bagnai e Claudio Borghi queste cifre sono esagerate perché negli anni 2000 si è registrato un calo generale dei tassi che ha riguardato tutti i paesi e dall’altra l’Italia ha comunque pagato “soltanto” 700 miliardi di euro di interessi nel decennio 2002-2012. Come avrebbe fatto quindi a risparmiarne altrettanti?

A prima vista sembrano argomentazioni ragionevoli ma, se ci riflettiamo un attimo, non lo sono affatto.

Innanzitutto Oscar Giannino si riferiva al beneficio dovuto all’ingresso nell’euro, che non si è materializzato, di colpo, nel 2002, ma già a partire dal 1996, quando si è capito che l’Italia avrebbe fatto parte della moneta unica. Guardando il grafico dello spread btp-bund di quegli anni, la cosa è più che evidente.

Spread Btp-bund negli anni '90

Fonte. Lavoce.info

In secondo luogo, non è vero che se ho pagato 700 mld di interessi in un decennio è impossibile averne risparmiati altrettanti. E’ sufficiente che i tassi “nuovi” siano la metà di quelli “vecchi.”

Infine, se è vero che i tassi di interesse sono diminuiti per tutti, lo è altrettanto che “per alcuni” sono diminuiti maggiormente.  Ancora una volta uno “spread” tra Italia e Germania ci aiuta ad analizzare la situazione.

Rendimento medio del debito pubblico italiano e di quello tedesco

Elaborazione su dati del Fondo Monetario Internazionale

Ho ottenuto questo grafico dividendo gli interessi, pagati ogni anno da Italia e Germania per il servizio del debito pubblico, e il debito stesso. In questo modo ho potuto calcolare una sorta di “tasso medio.” È vero, come notava Bagnai, che l’andamento dei tassi è sostanzialmente in discesa per tutto il periodo, ma quello italiano scende più rapidamente e già negli anni 1996-1999 va a convergere verso quello tedesco, attestandosi a una sorta di “spread medio” inferiore ai 100 punti base.

Spread  medio ITA-GER sul debito pubblico

Elaborazione su dati del Fondo Monetario Internazionale

Un modo per calcolare il cosiddetto “dividendo dell’euro” può quindi essere quello di computare la differenza di interessi pagati, dal 1996 al 2011, nel caso in cui questo “spread medio” fosse rimasto al livello del 1996.

Dividendo dell'euro

Elaborazione su dati del Fondo Monetario Internazionale

Se calcoliamo il totale, otteniamo poco più di 630 miliardi di euro nominali. Non abbiamo, però, tenuto conto dell’inflazione, che farebbe lievitare questa cifra a un livello anche superiore ai 700 miliardi ipotizzati da Oscar Giannino.

Quindi, caro Borghi, “a sparata piddina si risponderà anche in modo analogo,” ma non era certamente questo il caso. L’ingresso nell’euro  ha veramente permesso alle casse dello stato un risparmio dell’ordine di grandezza citato da Giannino e la classe politica degli ultimi 18 anni se lo è mangiato in più spesa, più tasse e più debito.

Marco Bollettino

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13 thoughts on “Quanto abbiamo “risparmiato” in interessi con l’euro?

  1. Visto che il famigerato dividendo dell’ euro “si può calcolare dal 1996” forse “si può anche calcolare dal 1979” con l’ ingresso nello SME (il padre dell’ euro) e da allora quanto abbiamo risparmiato?
    E poi grazie al fiscal compact ( per cui bisogna ridurre il debito pubblico di 1/20 all’ anno fino a raggiungere il 60% del PIL) a 40 miliardi all’ anno per 20 anni ( se va bene) quanto ci costa rimanere nell’ euro? 800 ( OTTOCENTO) MILIARDI DI EURO ! Più gli interessati se debito……

  2. “la classe politica degli ultimi 18 anni se lo è mangiato in più spesa, più tasse e più debito.”

    Guardi che in ultima analisi della maggiore spesa ha beneficiato la gente, nel cui interesse e su domanda della quale detta spesa è stata fatta. Peraltro la stessa gente oggi che punta il ditino contro gli “sprechi”, che va da sé non sono mai colpa sua ma di qualcun altro.

    • Permettimi di non essere d’accordo con questa tua affermazione, i maggiori introiti della spesa pubblica non sono stati distribuiti in massima parte tra la gente, ma per effetto del sistema economico attuale, ed anche pregresso
      gli utili delle aziende vengono in massima parte distribuiti tra i CDA e gli azionisti meglio per quelli di maggioranza,delle varie aziende, a scapito degli stipendi dei lavoratori comuni che sono stati sempre più depressi e precarizzati.
      E gli effetti delle politiche dei governi che si sono susseguiti fin d’ora si vedono semplicemente dall’andamento del PIL che se guardi il grafico degli ultimi 10 anni tralasciando pure il periodo 2007-2012, vedrai che crescita non c’è stata, un piattume, segno che di DISTRIBUZIONE della ricchezza non si è visto traccia.

      • 1. Che cosa significa in lingua italiana “i maggiori introiti della spesa pubblica”?

        Semmai “i maggiori introiti delle tasse”. La maggiore spesa pubblica è stata in sanità, pensioni, cassa integrazione, stipendi dei dipendenti pubblici, etc. Li puoi chiamare sprechi, ma non sono stati trasferimenti ai CDA delle aziende private: sono stati spesa sociale, dato che se ne sono andati in prestazioni di cui hanno goduto coloro che hanno usufruito del SSN, i pensionati, i cassa-integrati, i dipendenti pubblici. Tutte categorie che fanno parte della “gente”.

        2. Che c’entrano gli utili delle aziende e gli stipendi da esse corrisposti ai dipendenti con la spesa pubblica?

        Non c’entrano nulla. Per venire alla tua obiezione, mi pare che da un lato aziende e percettori di alti redditi siano parecchio tassati in Italia, mentre dall’altro la detassazione dei redditi bassi (no tax area) sia stata introdotta dal governo Berlusocni nel periodo 2001-2005 e poi parzialmente abolita dal successivo governo Prodi.

  3. Le argomentazioni proposte dal prof. Boldrin risultano davvero poco convincenti.
    Dopo aver letto la premessa dell’articolo, che sostanzialmente ci mette in guardia dal fondamentale errore metodologico di voler dipingere scenari ipotetici, in assenza di dati concreti, non avrei mai immaginato di dovermi trovare davanti ad un lavoro di fantaeconomia in cui si forniscono argute elucubrazioni partendo da ipotesi “naturali” e “lapalissiane” quali:
    1. Il calo del rendimento medio del debito pubblico italiano dipende esclusivamente dal “dividendo dell’euro”
    2. Il fatto che l’Italia fosse gia’ nello SME, e quindi il tasso di cambio con il marco tedesco fosse gia’ fissato da decenni (e tra l’altro nel 92 reduce da un lieve incidente di percorso, la svalutazione della lira) non conta nulla
    3. Dulcis in fundo, lo spread tra titoli italiani e tedeschi fissato arbitrariamente al dato del 96, perche’ “si vedeva che saremmo entrati nell’Euro” (wow!! Che potenza argomentativa!) portando magicamente al raddoppio del rendimento medio per interessi rispetto alla serie storica
    In sintesi: professor Boldrin, sinceramente, che delusione…

  4. Mi perdoni Marco Bollettino, e mi perdoni prof. Boldrin per l’errata attribuzione. Sono arrivato sul sito partendo da un tweet del prof. Boldrin, pensavo erroneamente che il lavoro fosse suo.

  5. Direi che la risposta di Borghi e’ un colpito e affondato. E’ evidente che il 1996 preso come benchmark e’ una forzatura presa ad hoc per far dire ai numeri cio’ che in realta’ non dicono. Mettete una pietra sopra a quest’ideologia ingiustificata del dividendo dell’euro, poi vedrete che starete meglio.

  6. Pingback: Come (e quanto) l´Italia ha sprecato il dividendo dell´euro | Oralibera(le)

  7. Pingback: Anonimo

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