Cose (E)inaudite – C’era una volta Alessandria

C’era una volta il glorioso Comune di Alessandria, che come tanti altri Comuni, Province, Regioni e come lo Stato nazionale, credeva che i soldi crescessero sugli alberi. Pensava di potersi indebitaresenza limiti, e che tutto sarebbe sempre andato per il meglio, nel migliore dei mondi possibili: aveva funzionato per un bel po’, perché non doveva funzionare per sempre?

Eppure, “la favola bella che ieri t’illuse”, o Alessandria, era appunto una favola. Qualcuno se ne era accorto da tempo, e andava mettendo in guardia sul fatto che – con questo andazzo – non si poteva andare avanti a lungo. L’inguaribile ottimista di turno, però, ci prendeva per delle cassandre, e continuava imperterrito a teorizzare e praticare il suo spendi e spandi. Per la verità, parecchi continuano ancora, ma come dice il filosofo, “non c’è peggior sordo di chi è sordo veramente”!

Ora, comunque, con la certificazione da parte della Corte dei Conti che il Comune di Alessandria è in dissesto, e con tanti altri Comuni, a cominciare da Fassingrado, ad appena un passo prima del baratro (come puntualmente documentato dallo Spiffero), arriva la nostra amara vendetta. Amara perché certo non gioiamo a vedere tante persone in difficoltà, con lo stipendio e il posto di lavoro in pericolo, e con i crediti che non vengono onorati da un’amministrazione sull’orlo del fallimento. Tuttavia, prima o poi non poteva non arrivare la resa dei conti (“resa” nel senso che si son proprio “arresi”).

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Centri per l’Impiego: non potremmo farne a meno?

Accogliendo anche in questo post l’invito che il ministro Giarda ha rivolto a chi invoca tagli immediati della spesa pubblica a dire “quali servizi pubblici vorrebbero smontare e trasferire al mercato”, vengono in mente i Centri per l’Impiego pubblici.

Fino a una decina di anni fa la mediazione del lavoro era un monopolio pubblico. Un anno di svolta fu il 1997 grazie anche al forte impulso dato in proposito dalla Corte di Giustizia Europea che con la sentenza Job Centre dichiarò il monopolio pubblico del collocamento italiano incompatibile con il diritto comunitario della concorrenza. Tra il 1997 e il 2003 (riforma Biagi) si passò da un sistema caratterizzato da struttura statale e divieto di mediazione privata al decentramento della struttura (vennero attribuite alle Regioni le funzioni del mercato del lavoro, le quali le trasferirono alle Province) e all’apertura ai privati dell’attività di mediazione.

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Libertarismo: la nostra speranza

Sembra davvero inevitabile: l’Italia morirà di statalismo. Non è soltanto una questione di numeri o statistiche; è una questione di mentalità, di sottostrato culturale allo sbando e prono al parassitismo politico, stimolato da una delle creazioni più sofisticate della statualità moderna, ovvero il welfare state. Sempre alla ricerca di un pezzo di torta tributaria, come ha correttamente osservato Pietro Monsurrò, oramai, l’italiano medio, è parte inconsapevole di un meccanismo inumano che lo spinge a disattendere le regole basilari della convivenza civile, tra cui il rispetto delle proprietà e la non ingerenza negli affari altrui, in una escalation Hobbesiana inarrestabile, la guerra legale di tutti contro tuttidi leoniana memoria.

Come si può credere che una tale situazione possa essere protratta indefinitamente? A furia di dare calci al barattolo, il giocattolo si romperà fragorosamente, mentre la maggior parte delle persone si chiederà come tutto ciò sia potuto accadere nell’indifferenza generale, probabilmente addossando le responsabilità a categorie già mediaticamente bistrattate e politicamente molto deboli.

I numeri, impietosi, sono lì a mostrarci il fallimento dell’interventismo modellatore, dello “stato agente” e riparatore della presunta inefficienza e “ingiustizia” del mercato, costituito da spietati imprenditori, sfruttatori per definizione. Citiamo gli indicatori più importanti della situazione attuale:

Tutto questo, però, non deve indurci alla depressione o a gesti di violenza sconsiderata verso il prossimo o verso noi stessi. Ci sono diversi motivi per cui è necessario, a mio parere in parte doveroso, essere ottimisti. Sono, essenzialmente, riconducibili a due argomenti: uno “scientifico” e l’altro “utilitaristico – morale”.

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La situazione in Grecia e l’incerto futuro della casa comune europea

Nei giorni in cui le parti sembrano aver finalmente trovato un accordo sul salvataggio della Grecia, a Bruxelles e Berlino si continua a dibattere sul futuro della Repubblica ellenica. Al di là dei problemi legati al valore dei CDS (Credit Default Swap) sui titoli di Stato greci che gli istituti di credito dovranno pagare nei prossimi mesi, la leadership europea è impegnata ad immaginare il futuro economico di un paese stretto nella morsa della crisi da ben più di due anni.

Ad oggi il quadro descritto dalle organizzazioni internazionali non è certo rassicurante. Le spese non sono diminuite in termini assoluti, la disoccupazione è in rapida ascesa e il PIL continua a contrarsi inesorabilmente. Nel rapporto di marzo pubblicato dai tecnici della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) si ipotizza che il debito pubblico possa rientrare su valori normali soltanto nel 2030.

Nel frattempo, burocrazia, sprechi, ed evasione fiscale sono sempre lì. Né qualcosa è cambiato nella struttura produttiva del paese, che esporta molto poco ed è privo di di un apparato industriale che possa competere a livello europeo e internazionale. Sinora tutti gli sforzi della Troika si sono concentrati in una titanica opera di svalutazione interna, finalizzata a far riacquistare competitività al paese.

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Ora libera(le) – incontri post scuola: Carlo Stagnaro

Sfruttando la disponibilità dei relatori della Scuola di Liberalismo 2012, l’Ora libera(le) propone una serie di incontri supplementari con le medesime modalità di sempre: aperitivo e chiacchierata aperti a tutti coloro che vogliono approfondire i temi del pensiero liberale.

Essendo incontri autofinanziati, ricordiamo che il costo sarà di 11 euro (i 10 per l’aperitivo più 1 per l’organizzazione).

Venerdì 23 marzo, indicativamente dalle 19.00 alle 22, sarà ospite dell’Ora Carlo Stagnaro, reduce dalla lezione alla Scuola di Liberalismo su come si sarebbe dovuta gestire la crisi da una prospettiva hayekiana.

L’aperitivo si terrà al Caffè Roma già Talmone in Piazza Carlo Felice 36.

Seguite gli incontri e le discussioni dell’Ora liberale sul gruppo e sulla pagina Facebook o su Twitter

Libertarismo: la nostra speranza

Sembra davvero inevitabile: l’Italia morirà di statalismo. Non è soltanto una questione di numeri o statistiche; è una questione di mentalità, di sottostrato culturale allo sbando e prono al parassitismo politico, stimolato da una delle creazioni più sofisticate della statualità moderna, ovvero il welfare state. Sempre alla ricerca di un pezzo di torta tributaria, come ha correttamente osservato Pietro Monsurrò, oramai, l’italiano medio, è parte inconsapevole di un meccanismo inumano che lo spinge a disattendere le regole basilari della convivenza civile, tra cui il rispetto delle proprietà e la non ingerenza negli affari altrui, in una escalation Hobbesiana inarrestabile, la guerra legale di tutti contro tutti di leoniana memoria.

Come si può credere che una tale situazione possa essere protratta indefinitamente? A furia di dare calci al barattolo, il giocattolo si romperà fragorosamente, mentre la maggior parte delle persone si chiederà come tutto ciò sia potuto accadere nell’indifferenza generale, probabilmente addossando le responsabilità a categorie già mediaticamente bistrattate e politicamente molto deboli.

I numeri, impietosi, sono lì a mostrarci il fallimento dell’interventismo modellatore, dello “stato agente” e riparatore della presunta inefficienza e “ingiustizia” del mercato, costituito da spietati imprenditori, sfruttatori per definizione. Citiamo gli indicatori più importanti della situazione attuale:

Tutto questo, però, non deve indurci alla depressione o a gesti di violenza sconsiderata verso il prossimo o verso noi stessi. Ci sono diversi motivi per cui è necessario, a mio parere in parte doveroso, essere ottimisti. Sono, essenzialmente, riconducibili a due argomenti: uno “scientifico” e l’altro “utilitaristico – morale”.

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Ora libera(le) con Franco Debenedetti

Giovedì 16 febbraio, dalle 19.00 alle 22.00, proponiamo una chiacchierata a ruota libera con uno dei pochissimi parlamentari liberali doc degli ultimi decenni. Punto di partenza, l’introduzione da lui recentemente firmata al libro di Pareto “Il mito virtuista e la letteratura immorale” (http://www.francodebenedetti.it/il-mito-virtuista/, Liberilibri 2011), per proseguire con uno sguardo sull’attualità politica piemontese e nazionale.

Il tutto, come sempre, davanti a un buon aperitivo al Mood 3 di via Po 35/b.

Si prega di confermare la presenza segnandosi sull’evento Facebook o scrivendo a chiara.garibotto@gmail.com, e si ricorda che l’ora libera(le) è un evento autofinanziato, per cui ai partecipanti è richiesto un contributo di 11 euro (10 per l’aperitivo e 1 per l’organizzazione).

 

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Grecia o Ellade il profumo non cambia

L’ambulanza della prima settimana di febbraio va a Jorgo Chatzimarkakis, deputato dell’FDP (il partito liberale tedesco) al Parlamento europeo. Secondo Chatzimarkakis, già noto alle cronache per aver adombrato la cospirazione degli hedge fund dietro il referendum interno al partito sull’ESM, ha detto ieri alla Bild Zeitung che per consentire alla Grecia di ritornare a crescere e donarle un nuovo futuro, bisogna anche cambiarle nome. Non più Grecia, ma Ellade. Ambulanza!

Ora Libera(le) di febbraio: alle origini dell’eurocrisi

Quali sono le cause dell’attuale crisi dell’Unione economica e monetaria? Da che cosa sono accomunati i famosi PIIGS, i paesi periferici in difficoltà? C’è un collegamento tra la crisi finanziaria di tre anni fa e quella di oggi? E’ sufficiente che gli Stati membri tornino al pareggio di bilancio come impone la Germania? Servono davvero strumenti di salvataggio come l’EFSF e l’ESM? La BCE ha avuto un ruolo nel causare e prolungare la crisi?

Queste e tante altre domande saranno oggetto dell’incontro organizzato dall’Ora libera(le) di Torino per il febbraio 2012 presso il Centro Einaudi di via Ponza 4. Tra gli ospiti il dott. Ronny Mazzocchi, docente di economia monetaria e finanziaria presso l’Università di Trento ed editorialista de L’Unità e il dott. Pietro Monsurrò, fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Modererà l’incontro Giovanni Boggero, collaboratore de Il Foglio e Il Riformista

L’incontro comincerà alle 16:30 di venerdì 3 febbraio, per terminare poi entro le 19:30.

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L’Evento sul sito dell’Università di Torino

Incontro con Enrico Colombatto

Le domande di attualità più calde del momento sono probabilmente «Che fine faremo?» «Come procederà la crisi economica?» «I piani di salvataggio funzioneranno?» Per questo motivo all’Ora Libera(le) di dicembre abbiamo avuto il piacere di invitare il Prof. Enrico Colombatto, ordinario di Politica Economica all’Università di Torino e, soprattutto, uno dei pensatori più schietti e originali del panorama accademico Italiano. Nel consueto scenario informale che caratterizza gli aperitivi dell’Ora c’è stato modo di ascoltare una breve introduzione da parte del Professore, che ha saputo riassumere in poche frasi la sua idea su come si muoverà il mondo politico ed economico nei prossimi mesi, ponendo subito l’accento sull’insostenibilità certa della situazione Italiana specie in vista del rifinanziamento di quasi 300 miliardi di debito i primi mesi nel prossimo anno, che non sarà tollerabile per le casse dello stato agli attuali livelli di interesse che gravitano intorno al 7%.

Il salvataggio sembra lo scenario più probabile, vista la concentrazione di interessi forti che premono in quella direzione. La Germania, inoltre, pur essendo fondamentalmente più sana dei paesi mediterranei dell’area Euro, si trova alle prese con un sistema bancario semi-pubblico fortemente esposto verso il debito sovrano e con conti pubblici non così in ordine come si vorrebbe far credere.

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