I dilemmi del pagamento di giudici e funzionari pubblici

La sentenza della Corte Costituzionale n. 223/2012 ha dichiarato illegittimi i tagli all’indennità dei magistrati e degli alti funzionari pubblici introdotti dal governo Berlusconi. La sentenza è stata accolta da molte critiche, ma anche da segni di approvazione. La faccenda merita dunque di essere approfondita, sia che si abbia a cuore la responsabilità fiscale dell’esecutivo, sia che ci si preoccupi di salvaguardare la concorrenza.

Partiremo dal punto che ci appare più semplice, ovvero la remunerazione degli alti funzionari “generici”, per poi affrontare quello più insidioso, la remunerazione dei magistrati.

Le disposizioni che riguardavano i funzionari pubblici stabilivano una riduzione del loro trattamento economico complessivo, prevedendo in particolare per tre anni, dal 2011 al 2013, una decurtazione del 5% per i compensi superiori a 90.000 euro, e del 10% per quella superiore ai 150.000 euro.
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Ora Libera(le) Edizione Speciale – Ospite Luigi Zingales

Mercoledì 26 settembre 2012 dalle 12:30 alle 14:00 Ora Libera(le) è lieta di invitarvi tutti ad un incontro davvero speciale…

Un’ora e mezza per discutere di “Come tagliare il debito pubblico ed evitare la recessione” in compagnia di Luigi Zingales, professore di Entrepreneurship and Finance alla Graduate School of Business dell’Università di Chicago, faculty research fellow del National Bureau of Economic Research (NBER), research fellow del Center for Economic Policy Research (CEPR) e fellow dello European Corporate Governance Institute e collaboratore di numerosi quotidiani e riviste italiane e statunitensi. Zingales è autore di molti libri, tra cui il recentissimo “Manifesto capitalista. Una rivoluzione liberale contro un’economia corrotta”, ed è tra i sette primi firmatari del movimento Fermare il declino.

Un appuntamento assolutamente da non perdere!
Vi aspettiamo numerosi all’incontro ospitato presso il Centro Einaudi di Torino, in via Ponza 4.

Per motivi di capienza, vi preghiamo di darci conferma dell’adesione all’indirizzo oraliberale@hotmail.it.
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Rating: l’errore del prendersela col termometro

Il tiro al capro espiatorio sta diventando uno sport nazionale: ieri gli speculatori, oggi la Germania, domani l’austerità, dopodomani fantomatici complotti: tutto fa brodo pur di ritardare le dolorose decisioni che andrebbero prese, attaccando il reale flagello delle economie in più grave crisi, ovvero un debito pubblico fuori controllo.

In questo quadro, prendersela con le agenzie di rating è un evergreen, buono per tutte le stagioni. Ma è corretto scaricare la colpa di ogni male sulle “tre Sorelle”, Fitch, Moody’s e Standard & Poor’s?

L’impressione è che chi se la prende con le agenzie di rating sbagli completamente bersaglio. Finché si tratta di opinionisti e commentatori, si potrebbe forse evitare di curarsene; quando queste analisi producono proposte normative volte alla creazione di agenzie di rating pubbliche, è il caso di iniziare a preoccuparsi (il problema del “mercato” del rating è proprio che non è un mercato, nel senso che l’attuale oligopolio è il risultato di decisioni delle autorità americane negli anni ’70: occorrerebbe dunque lasciare libero campo alla concorrenza, altro che passare al monopolio pubblico); ma quando, come di recente, nascono – e ahimé procedono – iniziative giudiziarie contro le agenzie, come quelle di cui abbiamo letto ancora in questi giorni, allora è il caso di lanciare un allarme.

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Se Harvard e community college pari (non) sono

Nella serie-tv cult americana “The Big Bang Theory”, quando il protagonista Sheldon, simpatico misogino e misantropo dalla mente geniale, vuole mettere a tacere l’amica Penny, le ricorda che, mentre lui ha preso un dottorato in una prestigiosa università, lei non è andata oltre un misero diploma in un community college, il tipo di università più scadente.

In Italia, una battuta del genere si fa perfino fatica a capirla. Questo perché nel nostro Paese esiste una “cosa” chiamata valore legale del titolo di studio, ovvero un insieme di norme in base alle quali essenzialmente, in esami e concorsi pubblici, le lauree, i diplomi e i titoli in generale pesano tutti allo stesso modo, a prescindere dall’università, scuola o istituzione dove sono stati conseguiti.
L’esistenza di tale valore legale ha come conseguenza che le università italiane tendano ad assomigliarsi: dalla migliore alla peggiore vi è una distanza significativamente minore, rispetto alla distanza che separa prima e ultima della classe nei paesi dove il valore legale non c’è, come tipicamente quelli anglosassoni. In Italia, cioè, forse non ci sono università con la reputazione dei community college americani, ma questo fa il paio con l’assenza all’altro estremo di istituzioni con la fama di una Harvard, una Yale, una Oxford, una Cambridge. E per analoghi motivi, anche il dottorato, di cui lo Sheldon del telefilm va tanto orgoglioso (al punto da farsi beffe di un altro personaggio che ha “solo” un master, il quale però ha buon gioco nel ribattere fiero che il master l’ha preso all’MIT), non ha in Italia il peso e il prestigio di cui gode in altri sistemi, che non conoscono il valore legale.

Di valore legale si è scritto e detto fino allo sfinimento. Luigi Einaudi si schierò apertamente per la sua abolizione sin dal 1947. Oltre sessant’anni dopo, non se ne è fatto niente, e anzi la tesi einaudiana continua ad incontrare molte resistenze. Eppure, potrebbe essere la volta buona: il Governo ha infatti lanciato una consultazione sul tema, aperta a tutti, che partirà a fine marzo sul sito del MIUR e che dovrebbe preludere ad una decisione definitiva.
In conseguenza di ciò può essere utile allora ribadire una volta di più le ragioni per cui è importante superare questo residuo storico, che – non va dimenticato – affonda le proprie radici nell’epoca del corporativismo fascista.

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Scuola di liberalismo – Bastiat

“Lo stato è la grande illusione attraverso la quale ognuno cerca di vivere alle spese degli  altri”. È con questa frase, tanto cara al movimento libertario, che può essere riassunto il pensiero politico ed economico di Frédéric Bastiat, liberale di spicco della prima metà del XIX secolo e oggetto della lezione inaugurale della Scuola di Liberalismo 2012, tenutasi venerdì 24 febbraio presso il centro Einaudi a Torino.

 
A presentare l’autore è stato l’instancabile Carlo Lottieri, Professore di “Dottrina dello stato” e figura importante del libertarismo italiano. Lottieri ha sottolineato subito il carattere “informale” degli scritti di Bastiat: non si tratta di un autore accademico classico, ma di un “commesso viaggiatore del libero scambio” (così lo definì Marx), che vuole replicare in Francia i successi ottenuti da Richard Cobden (e dalla sua Anti Corn Law League) in Inghilterra, supportato da un impianto logico molto robusto (influenzato dallo studio dei classici aristotelici) e da una razionalità estremamente lineare.

 

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Liberalismo in cattedra

Segnaliamo con piacere un importante ciclo di lezioni organizzato dagli Amici della Fondazione Luigi Einaudi di Roma e dal Centro Einaudi di Torino, in collaborazione con Ateneo Liberaldemocratico ed il Centro Pannunzio.

La Scuola di Liberalismo 2012 è un corso bisettimanale di formazione politica diviso in 11 lezioni dedicate ai classici del liberalismo. È diretto da Enrico Morbelli ed è coordinato da Chiara Garibotto, storica anima dell’Ora libera(le) e membro attivo di Ateneo Liberaldemocratico.

Le lezioni saranno tenute a Torino, dal 24 febbraio al 30 marzo 2012 nei giorni di martedì e venerdì alle ore 17 nella sede del Centro Einaudi in via Michele Ponza, 4/ e per un costo totale di 30 €.

Carlo Lottieri inaugurerà il corso Venerdì 24 febbraio con una lezione dedicata a Quello che si vede e quello che non si vede di Frédéric Bastiat.

Segui la Pagina e il Gruppo Facebook della Scuola di Liberalismo.

Segnaliamo inoltre un’altra iniziativa del Centro Pannunzio e di Ateneo liberaldemocratico: martedì 21 febbraio, al Circolo della Stampa (corso Stati Uniti, 27) Francesco Forte, Pier Giuseppe Monateri e Pier Franco Quaglieni presenteranno il Dizionario del liberalismo italiano

Ora Libera(le) di febbraio: alle origini dell’eurocrisi

Quali sono le cause dell’attuale crisi dell’Unione economica e monetaria? Da che cosa sono accomunati i famosi PIIGS, i paesi periferici in difficoltà? C’è un collegamento tra la crisi finanziaria di tre anni fa e quella di oggi? E’ sufficiente che gli Stati membri tornino al pareggio di bilancio come impone la Germania? Servono davvero strumenti di salvataggio come l’EFSF e l’ESM? La BCE ha avuto un ruolo nel causare e prolungare la crisi?

Queste e tante altre domande saranno oggetto dell’incontro organizzato dall’Ora libera(le) di Torino per il febbraio 2012 presso il Centro Einaudi di via Ponza 4. Tra gli ospiti il dott. Ronny Mazzocchi, docente di economia monetaria e finanziaria presso l’Università di Trento ed editorialista de L’Unità e il dott. Pietro Monsurrò, fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Modererà l’incontro Giovanni Boggero, collaboratore de Il Foglio e Il Riformista

L’incontro comincerà alle 16:30 di venerdì 3 febbraio, per terminare poi entro le 19:30.

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L’Evento sul sito dell’Università di Torino