Keynes contro….. Keynesblog!

Qualche tempo fa, avevo spiegato come un modo facile per dare autorevolezza al proprio blog fosse quello di richiamarsi a un qualche famoso autore del passato, preferibilmente morto e sepolto, di cui autoproclamarsi moderni araldi ed interpreti.

Un case study di questo strategia è sicuramente Keynesblog, dove il faccione del più famoso economista del secolo scorso, ricorre con insistenza in tutte le pagine. Gli autori del blog, Guido Iodice e Daniela Palma, oltre alla quotidiana (o quasi) offerta di articoli, hanno messo a disposizione un documento pdf che riassume, a grandi linee, quella che dovrebbe essere la ricetta keynesiana per uscire dalla crisi e raggiungere uno stato permanente di crescita economica, quello che Keynes ha chiamato “quasi boom” nella Teoria Generale.

Purtroppo, però, proclamarsi eredi autentici del pensiero di Keynes è una cosa, esserlo davvero è un’altra. Se lo slogan “più spesa pubblica significa più crescita economica” può essere utilizzato per descrivere la teoria economica keynesiana, banalizzandola, durante una crisi economica, tuttavia non può essere applicato ad ogni periodo storico, salvo rinnegare la dottrina keynesiana e percorrere sentieri diversi. Non sono gli unici, sia chiaro.

A questo proposito volevo proporre due esempi, un articolo del loro blog e una citazione di Keynes contenuta nel bignamino  keynesiano.

Ma quali politiche keynesiane!

Un articolo di Antonio Polito, sul Corriere della Sera, sosteneva che la situazione italiana di degrado dei conti pubblici fosse

proprio il frutto di un lungo ciclo di politiche keynesiane. E in effetti è legittimo pensarlo di un Paese che ha accumulato la bellezza di duemila miliardi di euro di debiti. Si è trattato, a dire il vero, di una versione più casereccia del tax and spending dei socialismi scandinavi.

Se dal 1997 ad oggi, in 15 anni, si è passati da un debito di circa 1200 miliardi di euro a 2000, con deficit di bilancio ogni singolo anno, diventa difficile dare torto all’analisi di Polito.

Ma Iodice e Palma ovviamente non sono d’accordo e in un articolo di risposta a Polito commentano:

Ma la crisi che oggi porta lo spread vicino a quota 500 è davvero originata da ciò? Un confronto con gli altri Piigs dice esattamente il contrario. Prima della crisi del 2007/2008 il rapporto debito/Pil di Spagna, Irlanda e Portogallo era decisamente basso. La Spagna, ad esempio, aveva ridotto il rapporto dal 67% del 1997 al 36% nel 2008. Un record. L’Irlanda nel 2008 presentava un rapporto del 25%, il Portogallo, meno “virtuoso”, del 68%. Per fare un confronto è utile ricordare che nel 2007 la Germania aveva un rapporto debito/Pil del 67%. Se guardiamo poi i deficit annuali ci accorgiamo che la Spagna ha avuto deficit minuscoli (minori dell’1%) dal 2000 al 2005. Successivamente ha avuto addirittura avanzi di bilancio. L’Irlanda dal canto suo ha accumulato costantemente avanzi per tutto il periodo pre-crisi.

E cosa dire dell’Italia? Non si può certo sostenere che il Bel Paese abbia mantenuto il pareggio di bilancio quindi bisogna ricorrere ad un escamotage: eliminare dal conto la spesa per interessi  e considerare soltanto l’avanzo primario.

E l’Italia? Ebbene, la cosa forse sorprenderà, ma il nostro paese è stato più “virtuoso” della Germania stessa. L’avanzo primario (cioè la differenza tra entrate e uscite al netto degli interessi) italiano è stato costantemente positivo dal 1992 ad oggi, con l’unica eccezione del 2009.

La conclusione è la seguente:

Sostenere quindi, come fa Polito facendosi interprete del “punto di vista di Berlino”, che noi abbiamo fatto “tax and spending”, non ha alcun riscontro nei dati oggettivi. Al contrario, noi abbiamo fatto “tax and saving“, tassa e risparmia. Lo Stato ha prelevato da cittadini e imprese più (molto di più) di quanto abbia restituito. L’obiettivo era quello di ridurre il debito pubblico pregresso, formatosi dopo il “divorzio” tra Banca d’Italia e Tesoro nel 1981, che ha causato l’impennarsi dei tassi di interesse. Non deve a questo punto sorprendere che la crescita italiana sia stata così stagnante.

L’Italia è passata da 1200 miliardi di debito a circa 2000 miliardi, sforando per 9 volte il limite del 3% di deficit/PIL e non raggiungendo mai il pareggio di bilancio ma secondo Iodice/Palma la sua colpa è non aver speso abbastanza. Per la cronaca, seguendo il consiglio dei due, avremmo sulla groppa circa altri 200 miliardi di euro di debito.

Il boom, non la crisi, è il momento giusto per l’austerità al Ministero del Tesoro!

Veniano ora al secondo punto:

Nel bignamino keynesiano, al capitolo “L’austerità è controproducente” trovate la seguente citazione di Keynes:

“Il momento giusto per l´austerità al Tesoro è l´espansione, non la recessione”

John Maynard Keynes, Lettera al Presidente degli Stati Uniti F.D. Roosevelt, 1937

Keynes ha effettivamente scritto quelle parole nel 1937, ma la fonte è…. sbagliata. Keynes ha inviato due famose lettere a Roosevelt, una nel 1933 come “lettera aperta” e una privata all’inizio del 1938. Quella frase non è presente in nessuna delle due missive.

Perché allora i nostri due autori hanno pensato che Keynes si rivolgesse a Roosevelt? La risposta è semplice. INel 1937 il Presidente Americano tentò di pareggiare il bilancio aumentando le imposte e precipitando gli Stati Uniti in una “recessione dentro la depressione.” Iodice e Palma, probabilmente pensavano che l’economista inglese avesse usato quella formula per rivolgersi a Roosevelt e chiedergli di non cercare il pareggio di bilancio ma di continuare nella politica di deficit spending.

In realtà, Keynes stava parlando al governo inglese (dopotutto era un cittadino britannico) e stava chiedendo esattamente l’opposto! Sebbene la ripresa economica fosse debole e la disoccupazione ancora alta,  l’economista inglese, chiedeva di mettere un freno alla spesa pubblica e avviare “programmi di austerità per il Tesoro.”

È chiaro che oramai, per la parte più dolorosa, siamo usciti dalla crisi. È anche chiaro che siamo ben avviati verso la prosperità della crescita – non la chiamerei  “boom” perché “boom” è un termine obbrobrioso, mentre quello che stiamo vivendo è desiderabile. Ma molti sono già preoccupati riguardo a quello che ci aspetta. [..]È naturale obiettare che sia prematuro sospendere i nostri sforzi per aumentare l’occupazione fintanto che il tasso di disoccupazione è così alto. In un certo senso è vero. Ma penso che stiamo raggiungendo, o abbiamo già raggiunto, il punto in cui non c’è più molto vantaggio nell’applicare un ulteriore stimolo generale dal centro. (J.M.Keynes – Come evitare una recessione, The Times, 12  Gennaio 1937)

 E ancora

C’è una fase durante la ripresa economica in cui potrà essere desiderabile trovare altri metodi [rispetto ad alzare i tassi di interesse ndA] per smorzare temporaneamente la domanda aggregata, in modo stabilizzare l’attività economica al livello più alto possibile. (J.M.Keynes – La moneta “cara” – Il tempo giusto per l’austerità, The Times, 13 Gennaio 1937)

Quali sono questi metodi?

Così come era consigliabile, per il Governo, indebitarsi durante la crisi, per le stesse ragioni è ora consigliabile che sia incline a seguire la politica opposta. La domanda aggregata è incrementata dalla spesa a debito e diminuita quando i debiti vengono ripagati con i soldi delle tasse.  [..] Il boom, non la crisi, è il momento giusto per i piani di austerità al Ministero del Tesoro. [Ecco la fonte della citazione! ndA]

Così come per le autorità locali era consigliabile spingere per spese in conto capitale durante la crisi, così ora è invece consigliabile di posporre qualsiasi nuovo investimento possa essere ragionevolmente sospeso. Non dico che debba essere abbandonata la progettazione di miglioramenti. Al contrario penso che dovrebbero portarli interamente a compimento, in modo che siano pronti a essere incominciati al momento giusto. Ma il boom, non la ripresa, è il momento giusto per procrastinare i progetti del Ministero della Salute. »  (J.M.Keynes – Il tempo giusto per l’austerità, The Times, 13 Gennaio 1937)

Conclusione

È davvero divertente: se diamo retta alle parole di Keynes contenute in questi due articoli del 1937, allora dobbiamo dire che il comportamento di Spagna e Irlanda, relativamente alla disciplina di bilancio pubblico, ha seguito i dettami dell’economista inglese: bilancio in surplus durante gli anni di “vacche grasse”  e spesa a deficit durante la crisi.

Fonte: Fondo Monetario Internazionale

Se diamo invece retta a Iodice e Palma, Spagna e Irlanda hanno i problemi che hanno perché hanno seguito delle fallimentari politiche austere di “tax and saving.”  Pensate se una reincarnazione di Keynes scrivesse gli articoli citati oggi (o meglio, li avesse scritti nel 2003-2006): come reagirebbero i nostri cari amici di Keynesblog?

In tutto questo, l’Italia è come il Colle del Tourmalet, Hors catégorie.  Ha seguito una politica tutta sua di tax and spending, checché ne dicano Iodice e Palma, aumentando costantemente tasse, spese e debito, proprio come ha scritto Polito sul Corriere.

Bastiat Contrario

Annunci

One thought on “Keynes contro….. Keynesblog!

  1. Pingback: dobbiamo ringraziare gli antikomunisti,se in italia ci sono tutte queste ruberie - Pagina 4

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...