Se pirati e grillini non sono cugini

Da qualche tempo i commentatori della stampa italiana, nel cercare termini di paragone con il panorama politico europeo, sembrano voler suggerire l’esistenza di alcune somiglianze tra il Movimento Cinque Stelle  (M5S) di Beppe Grillo e la Piratenpartei, partito politico affermatosi, sin dall’autunno scorso, in diverse competizioni elettorali tenutesi nei Ländertedeschi.

Per capire quanto di vero ci sia nel paragone, occorre innanzitutto chiarirsi sulle definizioni. Per “grillismo” si intende una corrente di pensiero legata al blog di successo di un comico, che ha catalizzato il consenso tramite la rete Internet intorno ad una piattaforma programmatica “post-ideologica” e schematicamente così riassumibile: riduzione dei costi della politica e dei privilegi dei parlamentari, sviluppo delle energie rinnovabili e abbandono dell’energia nucleare, acqua pubblica, servizi pubblici gratuiti, teoria della decrescita, giustizialismo, slogan contro le banche e l’eurocrazia. Come ha ben sintetizzato Domenico Monea su Agenda Liberale del 28 marzo scorso, al di là della patina marcatamente populista, il M5S non contiene in realtà elementi particolarmente innovativi rispetto agli altri partiti. L’aspetto che accomuna l’intero sistema partitico italiano sembra infatti essere quello dell’intrusione dello Stato nella vita degli individui. E a ciò, il movimento di Grillo non sembra far eccezione.

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