Grillo e i nuovi media

Nelle recenti elezioni amministrative il risultato senza dubbio più eclatante è l’esplosione di consensi per il Movimento Cinque Stelle. 
Fiumi d’inchiostro si sono già sprecati per definire il fenomeno e la diagnosi quasi unanime è che il partito ispirato dal comico genovese sia espressione di un diffuso sentimento antipolitico.

Detto questo, possiamo davvero parlare di “antipolitica”?

A una prima occhiata, il Movimento presenta tutti i tratti caratteristici della classica politica di massa sviluppatasi nel secolo scorso: la presenza di un leader carismatico, l’utilizzo massiccio di demagogia e generalizzazioni, l’azione capillare sul territorio. Solo un Paese che sembra averli dimenticati dopo meno di vent’anni di bipolarismo può stupirsi di questa “novità”.

A queste caratteristiche già note, però, il M5S affianca un utilizzo massiccio dei nuovi media, in particolare internet, uscendone ulteriormente rafforzato. 
Il contatto diretto con la “base”, che si sente libera di interagire sui programmi e sull’azione politica stessa, costituisce un forte veicolo comunicativo e una bandiera di legittimità/rappresentatività da ostentare di fronte alla vecchia classe politica che ne è ormai priva.

Ma questo maggior ricorso a un dialogo serrato con la base ha conseguenze molto pericolose. Abituate a un rapporto unicamente passivo di fronte al mondo della politica, le persone reagiscono a questa nuova opportunità semplicemente mimando il comportamento che hanno sempre associato al “potere”, ossia inventandosi nuovi modi per governare le vite degli altri.

Il risultato traspare dai programmi “rivoluzionari” dei candidati sindaci del M5S, in cui è assai alto il livello di intrusione del potere pubblico nella vita dell’individuo e nell’economia. 
Gli amministratori pubblici (futuri e aspiranti) del Movimento si propongono, infatti, di prendere il controllo di fette ancora più grandi della vita economica e sociale, sempre in nome di una presunta differenza antropologica tanto in voga nel nostro Paese.

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Domenico Monea

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