Contro il Merito nell’istruzione

É di questi giorni la notizia che il nostro Presidente del Consiglio stia elaborando una, a parole sue, “Riforma del Merito”. Ancora non si può entrare nel dettaglio della proposta, di cui non si sa sostanzialmente nulla, ma già qualche considerazione sull’idea alla base di questo provvedimento la si può fare.

La prima domanda da farsi è se il merito possa essere un criterio di giustizia, coerente con i principi Libertari, nell’assegnazione di risorse, e anche se può stupire chi ha sempre visto i liberali nostrani riempirsi la bocca della parola “Meritocrazia”, la risposta è un secco no. La stessa idea di elevare un principio, quindi astratto ed impossibile da formulare con criteri oggettivi, a criterio di valutazione per l’operato di una persona è un pensiero totalitario, il Κρατος nella desinenza non è lì per caso, tanto errato ed ingiusto quanto l’egualitarismo radicale socialista.

In una società libera, infatti, sono infiniti i fattori che determinano il successo personale, e l’idea stessa di imporre una gerarchia di valori, peraltro per decreto, rappresenterebbe l’ennesima distorsione delle libere interazioni tra le persone e del mercato. Inoltre è completa follia, e tracotanza, pensare che l’ennesimo processo burocratico, da sempre regno della mediocrità, possa far emergere il genio, la creatività e l’estro tipici delle personalità che davvero riescono a portare all’azione di cambiamento, l’unica vera forma di crescita sia personale sia sociale.

Non deve stupire, infatti, che questo tipo di personalità raramente siano in sintonia con l’organismo burocratico per eccellenza, l’istruzione formale moderna, che nelle intenzioni del legislatore subirà l’ennesima opera di maquillage senza cambiarne la sostanza fatta di imposizione e violazione dei diritti fondamentali altrui, con l’obbligo scolastico e la requisizione forzata e redistribuzione di beni sulla base di dei valori apoditticamente giudicati migliori, che siano l’uguaglianza, il merito o la classica raccomandazione.

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— Domenico Monea

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