Che spazzatura la tassa sul junk food

Prima il Ministero della salute cerca un accordo con una dozzina di associazioni imprenditoriali per ridurre il contenuto di zuccheri, sodio e grassi idrogenati nei cibi e adottare l’etichettatura nutrizionale obbligatoria entro il 2016, poi fa saltare il banco e tira di nuovo fuori l’idea di una tassa sul junk food.

Duplici gli obiettivi dichiarati: riduzione dell’obesità e incremento delle entrate dello Stato.

Relativamente alla prima, i dubbi nascono dal fatto che anche tassando i cibi “spazzatura” si possono comunque mangiare torte fatte in casa, abbondanti porzioni di lasagne e panini di salame e formaggio. Detto in altre parole, i cibi che fanno ingrassare non mancano e, anche per quelli più sani, la quantità ha un peso anche calorico (è difficile restare magri se si mangiano 2 etti di pasta al giorno). Quindi, o si tassano anche olio e burro, andando così a colpire i fondamentali della cucina italiana (e, quindi, meno produzione e occupazione nel settore alimentare), o la lotta alla ciccia è persa in partenza, perché solo i prodotti “industriali” possono, nella pratica, essere colpiti.

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— Lucia Quaglino 
twitter.com/luciaquaglino
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