Cose (E)inaudite – Libertà van cercando

Nella Divina Commedia, Dante riserva ai suicidi un contrappasso particolarmente duro: trasformati in piante per aver rifiutato la vita umana e collocati in una selva lugubre e deforme, dopo il Giudizio Universale saranno gli unici a non vedere la propria anima riunirsi al proprio corpo, che resterà appeso a degli alberi per l’eternità

Eppure, Dante sa cogliere la grandezza morale che spesso sta dietro il gesto tragico di chi si toglie la vita, e il suo genio poetico ci trasmette tale grandezza con riguardo a più di un personaggio. L’esempio più noto è quello di Catone l’Uticense, suicida e per di più pagano, che nonostante ciò non solo evita l’inferno, ma viene collocato addirittura a custodia dell’antipurgatorio, e questo proprio in onore alla sua scelta di darsi la morte, piuttosto che chiedere la grazia a Cesare. Ed è facendo leva su questo suo nobile atto, che Virgilio gli chiede di lasciar entrare Dante nel Purgatorio. Con il suo viaggio – spiega Virgilio – anche Dante cerca la libertà, proprio come la cercò con l’ultimo viaggio Catone, che giunse a preferirla alla vita stessa: «libertà va cercando, ch’è sì cara, come sa chi per lei vita rifiuta».

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