Cose (E)inaudite – Spazzatura benecomune

I promotori dei referendum del giugno scorso sui servizi pubblici locali sono stati molto abili nell’agitare lo spauracchio di una (inesistente) privatizzazione di “sorella acqua”, e sulla base di questa mistificazione convincere la maggioranza degli italiani a votare per abolire l’obbligo di gara per tutti i servizi pubblici locali: non solo la gestione del servizio idrico, ma anche la raccolta rifiuti, il trasporto localee così via.

Per la sua funzione vitale, l’acqua si prestava molto bene all’opera di sistematico terrorismo ideologico praticata dai benicomunisti, che han fatto passare l’idea che una sua gestione privata equivalesse a far morire di sete le persone. Inoltre, l’acqua scorre in tubi sottoterra, per cui tendiamo a non avere una percezione diretta di tutti i metri cubi sprecati ogni giorno da una rete pubblica colabrodo, sacrificati sull’altare del “bene comune“.

Forse, però, un’idea più concreta di dove ci porti il benecomunismo ce la possiamo fare guardando a cosa è successo a Torino e in Piemonte negli ultimi tempi con servizi pubblici assai più prosaici dell’acqua: appunto rifiuti e trasporti. Qui infatti la retorica usata sull’acqua funziona meno: provate a tirare anche qui per la giacchetta San Francesco e parlare di sorella spazzatura, o di fratello tram! E poi i rifiuti si vedono (i tram un po’ meno), per cui se qualcosa va storto ce ne accorgiamo più facilmente.

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