Fondata sul lavoro

Alla fine la montagna ha partorito un topolino, com’era facilmente prevedibile. Chi si aspettava che il governo Monti riuscisse a riformare il mercato del lavoro e, più in generale, ridurre la spesa pubblica è rimasto deluso. Era però prevedibile che finisse in questa maniera. Dopotutto la Costituzione parla chiaro:

Art. 1. L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro

Questo articolo, se correttamente interpretato, ci illustra perché le politiche di questo governo sono in perfetta linea con la Costituzione.

In primo luogo è vero che la Repubblica Italiana, e per Repubblica in realtà intendo dire lo Stato italiano con tutto il suo apparato burocratico, si fonda sul lavoro…. quello degli altri. Dopo la manovra “Salva Italia” la pressione fiscale sarà nel 2012 il 45,2% del Prodotto Interno Lordo. Come viene calcolato questo numero? Con un semplice rapporto tra il totale delle entrate fiscali e contributive e il valore complessivo del Pil. Ma l’Istat, nel computare il prodotto nazionale, conteggia anche una stima della cosiddetta “economia sommersa,” cioè il valore della produzione che riesce a sfuggire alla longa manus del fisco e sul quale non vengono pagate imposte.

Se rifacciamo i calcoli, quindi, togliendo dal Pil la quota di sommerso, allora otteniamo un valore di pressione fiscale maggiore, intorno al 55%. Per ogni 100 euro di ricchezza prodotta dal lavoro degli Italiani, 55 euro vengono intascati dal fisco e solo 45 da chi quella ricchezza l’ha effettivamente prodotta.  Più tassa e spende, più la Repubblica si fonda sul lavoro!

La seconda interpretazione, un po’ provocatoria, dell’articolo 1 consiste nel dire che “fondata sul lavoro” indichi in realtà “fondata sui lavoratori,” come volevano i comunisti durante l’assemblea costituente. La provocazione sta invece nel far notare che è fondata sui lavoratori perché di chi non ha un lavoro non frega niente a nessuno. Per convincersene basta guardare alla reazione dei sindacati, specialmente della Cgil, di fronte alle ipotesi di modifica dell’articolo 18 presentate dal governo Monti. Prese di posizione dure, minacce di scioperi, mobilitazioni generali, in difesa del diritto di mettersi in mutua e andare alla festa del PD a contestare.

Avete mai visto la Camusso e soci protestare contro le barriere all’ingresso che, per tutelare chi ha il “posto fisso,” impediscono a migliaia di giovani di trovare lavoro? In tutti questi anni in cui la disoccupazione giovanile ha raggiunto in Italia livelli da record avete mai visto i sindacati alzare compatti la voce come nell’ultimo mese?  Sapete perché? I disoccupati non pagano le tessere sindacali e quindi non hanno rappresentanza, vanno bene come oggetto di qualche slogan ma nella pratica non contano nulla.

Contano soltanto i lavoratori, appunto.

 

Bastiat Contrario

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