Cose (E)inaudite – L’occasione fa l’uomo mafioso

Che le mafie esistessero e prosperassero anche al Nord, era cosa nota. Il Comune di Bardonecchia fu sciolto per mafia già nel 1995, l’inchiesta Minotauro ha svelato i legami tra alcuni politici locali e ‘ndrangheta, e nei giorni scorsi, proprio a seguito di questa inchiesta, è arrivata l’ennesima conferma: lo scioglimento per ‘ndrangheta del Comune di Leini. Come ha raccontato Lo Spiffero, poi, l’indagine Minotauro ha scoperchiato un quadro inquietante di collusioni e ingerenze anche a Rivarolo Canavese, cui potrebbe toccare la stessa sorte di Leini.

 

La politica ha sentito il bisogno di reagire al discredito gettato su tutta la categoria da queste mele marce, istituendo a Torino un’apposita commissione antimafia, e proponendone l’introduzione anche in Regione e in Provincia. Lo scopo è di avere uno strumento interno alle istituzioni che vigili a tempo pieno sui rischi di infiltrazione mafiosa nell’amministrazione, con particolare riferimento a settori come gli appalti pubblici, il business dei rifiuti, il gioco d’azzardo.

 

Sempre Lo Spiffero ha già espresso ieri alcune convincenti riserve sulla reale efficacia di questi strumenti, che rischiano di risolversi in tante parole e pochi fatti. In questa sede “ultraliberale”, vorrei fare una domanda a monte: l’aumento del contrasto alle mafie tramite l’aumento dei controlli (più o meno efficaci), che è l’unica strada contemplata dalla politica, è proprio l’unica percorribile?

 

Niente affatto, se teniamo presente la gigantesca ipertrofia dell’apparato pubblico nel nostro Paese. In altre parole, il fatto che qualunque attività privata debba passare da una pesantissima interferenza politica (tra divieti, regolamentazione soffocante, carico fiscale e quant’altro) non è solo letale per l’economia ed esiziale per la libertà individuale: è anche un enorme barattolo di marmellata esposto alle mire di corruttori e mafiosi di ogni risma.

 

Chi ha reso il barattolo così grande, o addirittura pensa che le sue dimensioni debbano ancora crescere, come purtroppo gran parte dell’antimafia (schierata compatta per il sì ai referendum “sull’acqua”, incredibilmente visti essi stessi come battaglia antimafia), non può che immaginare come soluzione obbligata l’aumento dei controlli su chi ha accesso al barattolo. Nella loro ottica, lo stato è buono, per cui ci va dell’altro stato per sorvegliare che resti buono e non s’inquini. Le sue dimensioni sono una variabile indipendente: più crescono (e più crescono, meglio è), e più debbono aumentare i controlli. Costi e difficoltà di un aumento dei controlli oltre una certa soglia passano in secondo piano, e anche il secolare problema di chi controlla i controllori viene trascurato.

 

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