Se Harvard e community college pari (non) sono

Nella serie-tv cult americana “The Big Bang Theory”, quando il protagonista Sheldon, simpatico misogino e misantropo dalla mente geniale, vuole mettere a tacere l’amica Penny, le ricorda che, mentre lui ha preso un dottorato in una prestigiosa università, lei non è andata oltre un misero diploma in un community college, il tipo di università più scadente.

In Italia, una battuta del genere si fa perfino fatica a capirla. Questo perché nel nostro Paese esiste una “cosa” chiamata valore legale del titolo di studio, ovvero un insieme di norme in base alle quali essenzialmente, in esami e concorsi pubblici, le lauree, i diplomi e i titoli in generale pesano tutti allo stesso modo, a prescindere dall’università, scuola o istituzione dove sono stati conseguiti.
L’esistenza di tale valore legale ha come conseguenza che le università italiane tendano ad assomigliarsi: dalla migliore alla peggiore vi è una distanza significativamente minore, rispetto alla distanza che separa prima e ultima della classe nei paesi dove il valore legale non c’è, come tipicamente quelli anglosassoni. In Italia, cioè, forse non ci sono università con la reputazione dei community college americani, ma questo fa il paio con l’assenza all’altro estremo di istituzioni con la fama di una Harvard, una Yale, una Oxford, una Cambridge. E per analoghi motivi, anche il dottorato, di cui lo Sheldon del telefilm va tanto orgoglioso (al punto da farsi beffe di un altro personaggio che ha “solo” un master, il quale però ha buon gioco nel ribattere fiero che il master l’ha preso all’MIT), non ha in Italia il peso e il prestigio di cui gode in altri sistemi, che non conoscono il valore legale.

Di valore legale si è scritto e detto fino allo sfinimento. Luigi Einaudi si schierò apertamente per la sua abolizione sin dal 1947. Oltre sessant’anni dopo, non se ne è fatto niente, e anzi la tesi einaudiana continua ad incontrare molte resistenze. Eppure, potrebbe essere la volta buona: il Governo ha infatti lanciato una consultazione sul tema, aperta a tutti, che partirà a fine marzo sul sito del MIUR e che dovrebbe preludere ad una decisione definitiva.
In conseguenza di ciò può essere utile allora ribadire una volta di più le ragioni per cui è importante superare questo residuo storico, che – non va dimenticato – affonda le proprie radici nell’epoca del corporativismo fascista.

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