La situazione in Grecia e l’incerto futuro della casa comune europea

Nei giorni in cui le parti sembrano aver finalmente trovato un accordo sul salvataggio della Grecia, a Bruxelles e Berlino si continua a dibattere sul futuro della Repubblica ellenica. Al di là dei problemi legati al valore dei CDS (Credit Default Swap) sui titoli di Stato greci che gli istituti di credito dovranno pagare nei prossimi mesi, la leadership europea è impegnata ad immaginare il futuro economico di un paese stretto nella morsa della crisi da ben più di due anni.

Ad oggi il quadro descritto dalle organizzazioni internazionali non è certo rassicurante. Le spese non sono diminuite in termini assoluti, la disoccupazione è in rapida ascesa e il PIL continua a contrarsi inesorabilmente. Nel rapporto di marzo pubblicato dai tecnici della Troika (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) si ipotizza che il debito pubblico possa rientrare su valori normali soltanto nel 2030.

Nel frattempo, burocrazia, sprechi, ed evasione fiscale sono sempre lì. Né qualcosa è cambiato nella struttura produttiva del paese, che esporta molto poco ed è privo di di un apparato industriale che possa competere a livello europeo e internazionale. Sinora tutti gli sforzi della Troika si sono concentrati in una titanica opera di svalutazione interna, finalizzata a far riacquistare competitività al paese.

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