Cose (E)inaudite – L’intraprendenza che (r)esiste

Già in diverse occasioni, su queste colonne, abbiamo sostenuto che, di fronte ai cambiamenti sempre più numerosi e sempre più rapidi che interessano l’economia e la nostra vita in generale, sia necessario adottare un punto di vista diverso da quello che va per la maggiore. In particolare, riteniamo che occorra resistere alla tentazione di rifugiarsi nel conservatorismo, nell’erezione di barriere, e in generale nella “facile” soluzione del chiedere aiuto alla politica– che per aiutare noi non potrà far altro che prendere soldi ad altri -, e piuttosto mettere tutte le nostre energie e il nostro spirito d’iniziativa alla ricerca di risposte e soluzionicreative, che esplorino vie nuove e non passino per il trasferimento nelle nostre tasche di risorse prelevate ad altri.

Da un lato, infatti, il progresso consiste proprio in questo: nello sforzo di trovare nuove risposte a problemi sempre nuovi, sforzo che ha prodotto tante delle innovazioni che ci hanno migliorato la vita. Quando invece ci si mette nelle mani della politica, inevitabilmente questa ricorre alla vecchiarisposta di tassare o impedire di guadagnare agli uni per dare agli altri, e così la ricchezza complessiva non cresce, le opportunità diminuiscono, e il progresso rallenta.

Dall’altro lato, però, può sembrare che questo sia facile a dirsi ma difficile a farsi, e in effetti è ben noto che, purtroppo, sempre la politica, almeno in Italia, mette infiniti bastoni tra le ruote a chi abbia idee innovative e le voglia mettere in pratica. Ma nonostante ciò, solo in questi ultimi giorni, la lettura dei giornali ci ha offerto tanti esempi tra Piemonte e dintorni di quello che per noi è lo spirito giusto. Magari chi li ha messi in atto non si sogna neppure di condividere la nostra premessa: ma sta di fatto che ha mandato dei bei messaggi antistatalisti, e noi siamo qui ad applaudire.

Un primo grande esempio di intraprendenza ce lo hanno dato, nella vicina Liguria, gli abitanti di Vernazza: messi in ginocchio dalla grave alluvione dell’ottobre scorso, non si son fatti abbattere, han reagito, e han rimesso in piedi il paese in tempo per l’inizio della vitale stagione turistica. Lo han fatto – rivendicano con orgoglio – tutto da soli, senza chiedere aiuto a nessuna particolare autorità, ma rimboccandosi le maniche e contando solo sulle forze proprie e di molti strameritevoli volontari (che evidentemente, dove la gente già si aiuta da sé, accorrono con particolare slancio).

Un altro caso che ci viene da fuori (Milano), ma che pare arriverà presto a Torino, è il cash mob, un’evoluzione del flash mob, cioè degli incontri di una grande quantità di persone tra loro sconosciute che, sfruttando le nuove tecnologie, si danno appuntamento in un dato luogo a una data ora per fare qualcosa di divertente o inusuale, per poi dileguarsi dopo pochi minuti. Nel cash mob, lo scopo non è di divertirsi soltanto, ma di dare una mano a un negozio in difficoltà (magari perché ha davanti un cantiere che non finisce mai…), andandoci tutti insieme a fare qualche acquisto, in modo da fargli impennare gli incassi (per davvero, non modello blitz della finanza a Cortina!). Ilcash mob non risolverà i problemi del piccolo commercio, ma è sempre meglio dei sussidi o degli ostacoli alla concorrenza, le uniche soluzioni che conoscono i nostri politici, di qualunque colore.

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