Il Boromir che ci guida

Avete presente il Signore degli Anelli? Se siete pigri e non avete mai letto il libro, come minimo guardatevi i film, abbastanza fedeli al testo e sicuramente ben fatti. In questo mondo fantasy, creato dal buon (che Dio l’abbia in gloria) J.R.R. Tolkien, troviamo, al fianco di uomini, elfi, nani e orchi, un popolo tranquillo di mezzi-uomini, gli Hobbit. L’Hobbit Frodo eredita un anello dell’invisibilità, salvo poi scoprire che altro non è che l’anello più potente al mondo, quello creato dal malvagio Sauron per dominare i tre grandi anelli elfici, i sette anelli nanici e i nove anelli degli umani. Dopo una fuga precipitosa ed un viaggio fra la vita e la morte, il nostro eroe raggiunge Gran Burrone, casa del potente signore elfico Elrond, ove si sta tenendo una riunione per discutere di come fermare il male.

In tale riunione viene avanzata la proposta di distruggere l’anello di Frodo, arma definitiva e potentissima che, tornando nelle mani di Sauron, renderebbe il signore oscuro invincibile. A questo punto vediamo prendere la parola Boromir, capitano degli uomini di Gondor che da anni combattono con il male:

“Perchè parlate di nascondere e distruggere? Cosa ci impedisce di pensare che il grande Anello sia venuto nelle nostre mani per servirci proprio nell’ora del bisogno? Adoperandolo, i Liberi signori dei Liberi potrebbero sicuramente sconfiggere il Nemico. Ed è ciò che egli teme maggiormente, credo. […] Prendetelo, e partite verso la vittoria!”

Come dare torto a Boromir? L’arma c’è ed è a disposizione, bisogna solo usarla bene. Distruggerla non sarebbe una follia? Perchè non usare l’arma per fare del bene?

Elrond, signore degli elfi, risponde all’uomo di buon senso:

[…] La sua forza, Boromir, è troppo grande per essere liberamente adoperata da qualcuno che non sia già di per se stesso estremamente potente; ma per costoro l’Anello cela un pericolo ancor più mortale. Il semplice desiderio di possederlo corrompe la loro anima. […] Qualora uno dei Saggi dovesse, grazie a quest’Anello sconfiggere il signore di Mordor, servendosi delle proprie tecniche, egli si installerebbe allora sul trono di Sauron, segnando così l’apparizione di un altro Oscuro Signore. Ed è anche questo un motivo per cui l’Anello deve essere distrutto: fin quando è nel mondo, rappresenta un pericolo anche per i Saggi. Nulla infatti è malvagio sin da principio; neppure Sauron lo era. Non ho il coraggio di prendere l’Anello per nasconderlo. Non voglio prendere l’Anello per adoperarlo“.

Il germe del desiderio di questo potere porta rapidamente a volere il controllo sugli altri: il Saggio che si lasci tentare dal possedere un’arma simile, la userà. Elrond dunque spiega come il troppo potere corrompa anche i più Saggi, possiamo dire i migliori; le buone intenzioni non bastano, l’enorme potere non può esser maneggiato senza creare un nuovo oppressore, un nuovo Signore che assoggetti gli altri alla propria volontà, per quanto benevola in principio.

Questo approccio alla questione del potere mi porta ad un’analogia forse azzardata (o che magari hanno già scritto in mille senza che abbia letto le loro opere).

La crisi del 2008, crisi ad oggi tutt’altro che terminata, ha portato molti a dire: “Lo Stato è debole, bisogna rafforzarlo perchè possa contrastare la finanza ed i mercati” oppure “Se solo avessimo gente onesta al governo! I mezzi per raddrizzare le cose a quel punto ci sarebbero!”. Le ricette proposte sono due: o si aumentano i poteri Statali (1), o si prende gente migliore(2).

Entrambe le soluzioni ricalcano il pensiero del buon Boromir quando dice, in soldoni, “Fino ad adesso non abbiamo vinto perchè non avevamo un’arma abbastanza potente(1) quindi che qualche Saggio prenda l’Anello del potere e ci guidi alla vittoria (2)”

La terza via è indicata da Elrond e, anche se lascia perplessi da principio, col tempo ci si abitua: il problema non è la mancanza di armi o che le armi non sono gestite dai Saggi. Il problema è che un’arma potente, prima o dopo, verrà usata una volta e poi di nuovo, fino a quando usarla sembrerà l’unico modo per far andare bene le cose.

Prendiamo la tassazione: libere comunità un tempo decisero di contribuire alla costruzione di opere pubbliche che interessavano tutti. Col tempo, i contributi volontari vennero istituzionalizzati (probabilmente non troppo volontariamente), diventando obbligatori e permanenti, non più vincolati ad uno scopo predeterminato ma affidati al signore del luogo. Eppure i problemi continuarono ad esserci: il signore decise allora che l’1% dei redditi dei cittadini non sarebbe bastato e decise un aumento temporaneo del tributo. Di temporaneo in temporaneo, la pressione fiscale in Italia è arrivata al 56% e nulla sembra lasciare intendere che potrà diminuire in futuro.

Il potere di uno Stato sempre più invasivo continua a crescere ad ogni ondata di problemi.

“Un’arma più forte! Chiamate i Saggi e dategli un’arma più forte!”

Ma potenziare le armi crea sempre più Saggi che si arrogano il diritto di spendere i soldi della comunità come dicono loro per le priorità che decidono loro.

“[…]Qualora uno dei Saggi dovesse, grazie a quest’Anello sconfiggere il signore di Mordor, servendosi delle proprie tecniche, egli si installerebbe allora sul trono di Sauron, segnando così l’apparizione di un altro Oscuro Signore[…]”.


E’ poi curioso sottolineare come, prima dell’unico Anello, gli anelli degli elfi, quelli dei nani e quelli degli uomini convivessero senza prevaricarsi, in una sorta di potere diffuso che si bilancia e si controlla. Questo, forse, pone le basi per un’altra analogia federalista che però lascio per un prossimo post.

Per ora chiediamo al Boromir che guida lo Stato di dare ascolta a Elrond e non cadere in tentazione: il troppo potere corrompe quindi basta Stato, basta interventismo, basta pianificazione.

Ed è anche questo un motivo per cui l’Anello deve essere distrutto: fin quando è nel mondo, rappresenta un pericolo anche per i Saggi. Nulla infatti è malvagio sin da principio; neppure Sauron lo era. Non ho il coraggio di prendere l’Anello per nasconderlo. Non voglio prendere l’Anello per adoperarlo”.

— Umberto Morgagni

twitter.com/umbertomorgagni

 

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5 thoughts on “Il Boromir che ci guida

  1. “il troppo potere corrompe quindi basta Stato, basta interventismo, basta pianificazione.”

    Guardando l’italia in effetti sembra un concetto giustissimo. Però guardando per esempio la Norvegia non sembra sia così. Uno stato in cui la tassazione è simile a quello dell’Italia ha servizi efficienti, un PIL procapite più alto del Brunei e l’indice di sviluppo umano più alto al mondo.
    Cosa significa? Sono solo dati che non hanno attinenza con la realtà oppure in alcune nazioni la pianificazione funziona e in altre no?

    • Ogni caso è diverso e bisognerebbe andare ad analizzare molti fattori che portano i norvegesi (e gli scandinavi in generale) ad avere un maggior beneficio degli italiani dall’azione dello Stato: tanto per fare un esempio, bisognerebbe vedere, al fianco della tassazione simile a quella italiana, il numero di aziende statali che operano nel mercato nazionale, l’apertura alla concorrenza di vari settori dell’economia, la trasparenza nella legislazione, la velocità dei processi e così via.

      Il discorso è però ancora lo stesso: ci si potrebbe opporre allo Stato, qualunque esso fosse, qualora il buon governo venisse meno? Vale dunque la pena di mantenere attiva una bomba atomica con l’unica garanzia che chi controllerà il bottone sarà una persona onesta, intelligente e affidabile? E se quella persona decidesse, in buona fede, di usare quell’arma per qualcosa di sbagliato perchè molti pensano che ci sia di mezzo un qualche bene comune che in realtà è l’interesse di qualcuno?

      P.s. un po’ OT ma giusto per far vedere che i problemi dell’interventismo statale sono universali, mi viene in mente il caso del burro norvegese http://www.ilpost.it/2011/12/20/la-norvegia-ancora-senza-burro/ di pochi mesi fa: lo Stato mette tasse sull’importazione di burro e tiene alti i prezzi a danno dei consumatori e a protezione degli allevatori locali cercando così di fare del bene, ma ottenendo solo di lasciare le famiglie senza burro. Nel buon governo norvegese c’è anche questo.

      • Beh ma questo in Norvegia (che io sappia) non è mai accaduto, quindi sembra molto bassa la probabilità che accada in futuro. Non so, forse questo può dare luogo a idee leghiste, ma d’altro canto anche in “via della schiavitù” Hayek diceva che era più facile pianificare una piccola nazione, forse è quello il motivo del benessere di questi piccoli stati scandinavi.

  2. Porto ad esempio dell’uso sbagliato dei poteri statali un fatto capitatomi davanti oggi per caso a lezione e riassunto qui http://www.istoreto.it/amis/schede.asp?id=6&idsch=30 : non è la Norvegia ma l’altrettanto civile Svezia.

    Questo non esclude che esistano casi di buon governo duraturo, ma sicuramente fa capire come non si sia al sicuro da deviazioni nemmeno in quegli Stati rinomati per la loro attenzione ai diritti dei più deboli (l’eugenetica tramite sterilizzazione dei soggetti indicati come inadatti dal modello statale è continuata fino al 1976!!)

    • Non saprei, mi sembrano accuse un pò deboli. Voglio dire, come faccio a difendere il liberismo assoluto se poi le uniche accuse che posso fare a due nazioni con una economia altamente pianificate sono la carenza di burro e una pratica scomparsa già da 40 anni?
      Mi sembra più grave il fatto che in alcune economie considerate più liberiste, come gli USA, i poveri non hanno assistenza sanitaria nè pubblica nè privata.

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