Due anni di rintocchi liberali

Ringraziamo Lo Spiffero per aver ripreso la nascita del nostro gruppo con questo articolo.

 

Ora Libera(le) compie due anni. Un progetto nato in modo informale, di fronte a una birra. Nulla di impegnativo, solo la promessa di tornare a incontrarsi per parlare, dibattere, approfondire piccole e grandi questioni in cerca di risposta, legate al mondo politico. Sempre con un approccio liberale, trovando ispirazione nei padri di un pensiero che proprio a Torino ha conosciuto le proprie radici e alcune delle sue massime espressioni. Un’ora “libera”, perché si svolge al termine di una giornata di lavoro o, per gran parte dei giovanissimi aderenti, di studio. Un’ora liberale per interpretare quanto accade in Italia e nel mondo con gli occhi di Luigi Einaudi e degli altri massimi interpreti di questo pensiero. Un’ora liberale, appunto, per rivendicare, in un’epoca in cui quasi nessuno osa più definirsi tale (dopo un’ubriacatura in senso opposto all’indomani del 1989), le ragioni della libertà, e con essa del mercato, della concorrenza, della proprietà.

 

In due anni di attività, Ora Libera(le) si è occupata di Ogm e Tav, urbanistica e nucleare. La formula è quella del “caminetto” di fronte a un aperitivo, quasi sempre con un ospite prestigioso chiamato a dissertare di un tema dato. Da Luca Ricolfi ad Alessandro De Nicola, fino a Franco Debenedetti.   In seno all’Ora viene organizzata anche la Scuola di liberalismo, iniziativa della Fondazione Einaudi di Roma alla cui edizione torinese l’Ora libera(le) dà un contributo determinante, affiancando alle tradizionali occasioni di incontro e convivialità una serie extra di aperitivi con i relatori della Scuola. Naturalmente ler iniziative sono state portate avanti con le proprie forze, senza un centesimo di fondi pubblici, ma basandosi sui contributi volontari dei suoi aderenti e simpatizzanti: cercando così di dimostrare in prima persona che è possibile fare cultura, e dedicare parte del proprio tempo a una causa ideale in cui si crede, senza dover per forza attingere dalle tasche del contribuente. Auguri. In tutti i sensi.

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