Articolo 18: Il Briefing Paper di Emilio Rocca

 

 

Pubblichiamo volentieri un estratto del Briefing Paper di Emilio Rocca sull’articolo 18 e sulla necessità di una revisione complessiva dell’approccio al mercato del lavoro.

 

“Nelle prossime settimane verrà presentato il contenuto della riforma del lavoro annunciata  dal Governo. Il dibattito sul tema è iniziato da tempo e già i toni si sono fatti molto accesi sulla necessità di modificare quella norma sulla quale molti Governi, in passato, hanno cercato invano di intervenire: l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. A differenza degli anni scorsi, però, è fonte di ottimismo constatare la presenza di un certo consenso, diffuso tra le parti sociali, sulla necessità di intervenire sul mercato del lavoro e ripensare all’impostazione che ha caratterizzato fino ai giorni nostri la tutela legislativa contro il licenziamento.

Tale necessario ripensamento è la naturale conseguenza di cinque tipologie di problemi che affliggono il nostro sistema del lavoro e che rappresentano gli ambiti di intervento sui quali la riforma dovrebbe operare.

Il primo problema è di tipo strutturale e ha caratterizzato l’economia italiana negli ultimi 15 anni: un basso tasso di occupazione mediamente intorno al 55,2%, contrapposto ad una media europea del 63,8%. Nello stesso periodo, inoltre, la crescita economica è stata asfittica: il PIL reale è cresciuto in media dello 0,91%, la metà del valore europeo, 1,79%.

Il secondo problema, che viene peraltro riconosciuto da tutte le parti sociali, è il dualismo del mercato del lavoro. Questo infatti si è polarizzato negli ultimi anni tra un mercato in cui i lavoratori sono molto tutelati, da una parte, e un altro mercato in cui i lavoratori non sono tutelati per nulla, dall’altra. Per di più, questi due segmenti si rivelano essere a compartimenti stagni: per chi entra nel mercato del lavoro non protetto spesso non avviene il passaggio verso l’altro tipo di mercato.


Il terzo problema è la rigidità del mercato del lavoro caratterizzato da bassi flussi in entrata e in uscita. Questo fenomeno si rispecchia in periodi di disoccupazione molto prolungati e crea il problema della cosiddetta “precarietà”. Le interruzioni di lavoro, infatti, non sono di per sé un problema per il lavoratore se quest’ultimo, dopo un breve di periodo di  disoccupazione, trova rapidamente un altro lavoro. La precarietà della stabilità lavorativa diventa un problema se, al contrario, ad un’interruzione di lavoro fa seguito un lungo
periodo di disoccupazione.

Un quarto problema è il cuneo fiscale che incide sul costo del lavoro. L’Italia è uno dei Paesi OCSE che impongono i maggiori oneri fiscali e contributivi sul reddito da lavoro. I lavoratori single di reddito alto portano a casa meno del 50% di quanto costano al datore di lavoro. Il cuneo fiscale medio (imposta media sul reddito e contributi sociale espressi in percentuale rispetto ai costi totali di lavoro) in Italia è circa 10 punti percentuali più alto rispetto alla media OCSE.

Infine, l’OCSE3 rileva che in Italia grandi riduzioni del reddito da lavoro individuale (per esempio in caso di perdita del posto di lavoro) tendono a tradursi in contrazioni di reddito disponibile famigliare superiori a quelle osservate negli altri paesi OCSE. Da qui il sospetto che, anche dal punto di vista della rete di ammortizzatori sociali, i lavoratori italiani siano meno protetti rispetto ai loro colleghi europei.” […]

Vai al paper completo →

 

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