Scuola di liberalismo – Bastiat

“Lo stato è la grande illusione attraverso la quale ognuno cerca di vivere alle spese degli  altri”. È con questa frase, tanto cara al movimento libertario, che può essere riassunto il pensiero politico ed economico di Frédéric Bastiat, liberale di spicco della prima metà del XIX secolo e oggetto della lezione inaugurale della Scuola di Liberalismo 2012, tenutasi venerdì 24 febbraio presso il centro Einaudi a Torino.

 
A presentare l’autore è stato l’instancabile Carlo Lottieri, Professore di “Dottrina dello stato” e figura importante del libertarismo italiano. Lottieri ha sottolineato subito il carattere “informale” degli scritti di Bastiat: non si tratta di un autore accademico classico, ma di un “commesso viaggiatore del libero scambio” (così lo definì Marx), che vuole replicare in Francia i successi ottenuti da Richard Cobden (e dalla sua Anti Corn Law League) in Inghilterra, supportato da un impianto logico molto robusto (influenzato dallo studio dei classici aristotelici) e da una razionalità estremamente lineare.

 


Nato a Bayonne (Aquitania), all’età di 9 anni perde i genitori e a 16 anni lascia la scuola per continuare l’attività della sua famiglia come esportatore. Questo, in seguito, influenzerà molto la sua riflessione economico-politica, fino a farne un forte sostenitore della libertà di scambio internazionale e strenuo oppositore di qualsiasi forma di protezionismo (“Dove non passano le merci, passeranno gli eserciti”).

 
Nei suoi scritti economici (tra cui “Sofismi economici” e “Armonie economiche”) egli invita ad analizzare non solo le conseguenze palesi ed intuitive di un determinato evento umano o naturale, ma anche quelle nascoste e durature: nel famoso racconto della finestra rotta, inserito in Quello che si vede e quello che non si vede (1850), Bastiat distrugge il mito economico per cui “la distruzione spinge alla creazione di ricchezza” evidenziando come la vittima di un danno patrimoniale (in questo caso il commerciante) debba, per far fronte allo stesso, affrontare una spesa ulteriore ed imprevista (la sostituzione del vetro rotto), rinunciando ad un acquisto pianificato precedentemente (un paio di scarpe) o ad un investimento futuro. La distruzione materiale, quindi, non genera nessuna nuova ricchezza, ma, come suggerisce il buon senso, diminuisce il valore complessivo netto di questa, al contrario di ciò che affermano gli osservatori più ingenui (i presenti, nel racconto), per i quali la spesa imprevista, conseguente al danno, promuoverebbe un circolo economico virtuoso (lo sviluppo di questa prospettiva sarà, in seguito, una delle basi della dottrina keynesiana).

 
Ma Frédéric è anche attento politologo (nonché politico: nel 1848 viene eletto quale deputato delle Landes all’assemblea costituente); nei suoi saggi politici (tra cui “Lo Stato“” e “La spogliazione e la legge”), da attento e vivace osservatore, sottolinea il carattere parassitario e antiproduttivo che distingue (e distinguerà sempre più) il potere politico moderno. Esso, infatti, raccoglie consenso attraverso l’illusoria promessa partecipativa della spartizione del “bottino politico”, grazie alla quale ognuno può tentare di vivere alle spese degli altri, in un sistema nel quale la distinzione calhouniana tra tax payer e tax consumer diventa sempre più difficile e sfumata, rendendo ulteriormente confusa e disorientata la popolazione governata.

 
Il tratto comune, riscontrabile nelle opere dello scrittore francese, è però, senza dubbio, la presenza di un orientamento etico piuttosto forte (fortemente in contrasto, quindi, con la avalutatività weberiana), incentrato sulla difesa dei diritti individuali e sulla proprietà in particolare (si veda “La Legge“), considerata il diritto individuale per eccellenza, senza il quale è impossibile un ordine pacifico duraturo.

 
Alla luce di queste considerazioni, Bastiat può davvero essere considerato uno dei più importanti precursori delle moderne scuole di pensiero liberali e libertarie, public choice e austriaca in particolare, che si innesta, quest’ultima, sulla riflessione partita dal liberalismo classico, portandolo, nella versione antistatualista, a una coerenza sistematica dapprima sconosciuta.

 
Da attento osservatore e coerente analista, Bastiat avrebbe sicuramente molto da dire sull’attuale crisi economico/finanziaria globale e sulla condizione delle accademie economiche contemporanee.

 

Luigi Pirri

Opere:

  • Agli elettori del dipartimento delle Landes, 1830
  • Riflessioni sulle petizioni di Bordeaux, Le Havre e Lyon sul regime doganale, 1834
  • Sulla sessione del Consiglio Generale delle Landes, 1837
  • Il fisco e la vigna, 1841
  • Memoria sulla questione vinicola, 1843
  • Sulla ripartizione del gettito catastale delle Landes, 1844
  • Le questioni dello zucchero in Inghilterra, 1844
  • L’influenza delle tariffe (doganali) Francesi e Inglesi sul futuro dei due popoli, 1844
  • Cobden e la Lega, 1845
  • L’avvenire del commercio dei vini tra Francia e Gran Bretagna, 1845
  • Sofismi economici (1° versione), 1845
  • Ai signori elettori del collegio di Saint-Sever, 1846
  • Il piccolo arsenale del libero-scambista, 1847
  • Sofismi economici (2° versione), 1848
  • La proprietà e la legge, 1848
  • Giustizia e fratellanza, 1848
  • Proprietà e spogliazione, 1848
  • Lo Stato, 1848
  • Protezionismo e comunismo, 1849
  • Capitale e rendita, 1849
  • Pace e libertà, ovvero il budget repubblicano, 1849
  • Le incompatibilità parlamentari, 1849
  • Maledetto denaro, 1849
  • Armonie economiche, 1850
  • Interesse e capitale, 1850
  • La spogliazione e la legge, 1850
  • La legge, 1850
  • Quello che si vede e quello che non si vede, 1850
  • Sulla bilancia del commercio, 1850

Frédéric Bastiat su Panarchy

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