Lavoro zero, stipendio intero

Ogni tanto qualcuno osa parlare di un ridimensionamento del settore pubblico e si avventura in infelici proposte come quella  – vade retro– di licenziare almeno una parte dei tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici che sono stipendiati dalla collettività.

 
Per carità, non dico di tagliare indiscriminatamente:  se si ritiene che un qualche servizio pubblico debba rimanere tale e non funziona per carenza di personale, lo si dimostri e poi si assuma pure! Io però voglio parlare di tutta quella schiera di dipendenti pubblici il cui apporto alla società è praticamente nullo, che occupano una scrivania solo in virtù di una raccomandazione e che quindi sono  la personificazione (molto più che gli evasori!) del concetto di parassita della società!

 
Per costoro, almeno, è lecito il licenziamento per levarli dalle spalle del contribuente?

 
Sono abbastanza sicuro che quest’idea vi è, prima o poi, venuta in mente e sono altrettanto sicuro che avete anche già sentito la risposta. “Licenziare tutte queste persone? E cosa faranno? Come manterranno la loro famiglia? Vogliamo mandarli in mezzo a una strada proprio adesso che non c’è lavoro? Volete che facciano concorrenza a quelle centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, che sono oggi disoccupati? Non è forse meglio dar loro uno stipendio oggi, che è difficile trovar lavoro, invece di mandarli via? E poi spendono il loro stipendio, consumano e, in sostanza, fanno girare l’economia. Se li licenziamo non faremo altro che peggiorare la già difficile situazione economica e aggravare la crisi!”

 
Questo è ciò che si vede, il dipendente pubblico che è sì un fannullone ma col suo stipendio di  1500€ al mese mantiene la famiglia, va al ristorante, spende e consuma. Ma quel che non vediamo sono i 18000€ l’anno addizionali che i contribuenti sono costretti a pagare in tasse per permettere a lui di vivere bene.


“Ma che volete che siano 18mila euro, spalmati su tutti i contribuenti? Un’inezia”.  Questa obiezione quante volte l’abbiamo sentita? “Sì, certo, sono quei dipendenti pubblici non servono a nulla, ma non possiamo mandarli a casa. Possiamo al massimo aspettare che giungano alla pensione e poi evitare di rimpiazzarli.”

 
Moltiplichiamo però quella cifra per tutti i furbetti che vivono a spese della collettività, sicuri ed inamovibili dal loro posto pubblico ben protetto, ed otterremo un macigno enorme che pesa sulle spalle di tutti quanti. Altro che aspettare la loro pensione! Sempre mantenuti rimarranno! E forse ci dimentichiamo di quanti, ogni anno, si aggiungono a questa numerosa ed esigente categoria? Via gli uni, ecco gli altri, accompagnati da un nuovo balzello.

 
E allora perchè non alleviare i contribuenti di questo macigno e tagliare l’imposizione fiscale che finanza il loro l’ozioso operare? Finiranno in mezzo a una strada? Certamente. Avremo tanti stipendi in meno? Sicuro, ma questo è, di nuovo, soltato ciò che si vede.

 
Ciò che non consideriamo è che quei soldi, tornati nel portafoglio dei contribuenti, non resteranno improduttivi ma andranno ad alimentare nuove spese e daranno lavoro ad altre persone. I 1500€ al mese che prima i contribuenti pagavano in cambio di nulla, ora finanziano venti giornate lavorative. Lo stipendio che prima andava al fannullone raccomandato, ora premia il lavoratore volenteroso. Ciò che prima era solo un costo a fondo perduto, ora produce nuova ricchezza per la nazione.

 
Che dite? La legge impedisce di licenziare i dipendenti pubblici per cui le mie sono solo chiacchiere al vento?

 
Le leggi sbagliate si cambiano.

 
Bastiat Contrario

— Marco Bollettino

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