Più ricchi di Rockefeller?

Uno delle più grandi leggende metropolitane sull’economia di mercato è che con il passare del tempo i ricchi diventano sempre più ricchi mentre i poveri diventano sempre più poveri. Si amplia la forbice della ricchezza, la disuguaglianza dei redditi regna sovrana, etc. etc.

Quante volte abbiamo sentito questa storia? Magari ci crediamo pure! Beh, per metà è sicuramente vera: i ricchi diventano sempre più ricchi. E i poveri? Diventano più ricchi pure loro….

Sento già mugugni di disapprovazione… adesso arriva qualche grafico incomprensibile, due o tre formule matematiche ma la situazione reale è ben diversa, per Dio!
Niente di tutto questo, tranquilli. Vi parlo dell’uomo più ricco di sempre.
Sapete chi è? John D. Rockefeller, figlio di William Avery Rockefeller, e fondatore della Standard Oil. È vissuto tra il 1837 ed il 1935 e la rivista Forbes ha calcolato che il suo patrimonio, all’apice della sua fortuna, fosse superiore al miliardo di dollari dell’epoca  (In termini attuali sarebbe equivalente a circa 300 miliardi di dollari). Un centesimo della ricchezza totale degli Stati Uniti, pensate un po’. Se il movimento di Occupy Wall Street fosse nato negli anni ’20 forse avrebbe avuto uno slogan diverso!
Bene. Rockefeller avrebbe potuto comprare qualsiasi cosa fosse in commercio, qualsiasi.
Ma non poteva guardare la finale di Champions League in televisione, né usare un telefono cellulare per navigare su Internet, non poteva mandare un messaggio di posta elettronica, né guardare un film in streaming su Internet (beh quello nemmeno noi, grazie FBI!) o giocare alla Playstation. Non poteva prendere l’aereo per andare a Londra, né accendere l’aria condizionata per rinfrescarsi d’estate. Aveva un sacco di soldi, più di chiunque sulla Terra, ma non poteva accedere a questi beni e servizi, che oggi troviamo a buon mercato, semplicemente perchè non esistevano ancora.
Pensateci bene, fareste a cambio con John D. Rockefeller? La risposta non è così scontata.

Bastiat Contrario

— Marco Bollettino

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10 thoughts on “Più ricchi di Rockefeller?

  1. … e il defunto sig. John D. Rockefeller se potesse, ora per allora, farebbe cambio? Magari così potrà vedere le belle partite e godere di tutti gli altri vantaggi della tecnologia, il tutto, però, con i miei mille euro il mese e mutuo da pagare.
    Amico caro il tuo ragionamento è fallace, è la cosiddetta fallacia della “condanna delle alternative”.
    Ma a chi cazzo credi di prendere per il culo!
    Spero per la tua intelligenza che tu abbia voluto essere ironico.

    • Non ero ironico ma era chiaramente una provocazione.
      … e il defunto sig. John D. Rockefeller se potesse, ora per allora, farebbe cambio? Magari così potrà vedere le belle partite e godere di tutti gli altri vantaggi della tecnologia, il tutto, però, con i miei mille euro il mese e mutuo da pagare.
      Il tuo equivalente di inizio ‘900, però, se la passava molto peggio. Lo scopo di quell’accostamento tra l’uomo più ricco del mondo (di sempre) che è vissuto tra l’800 ed il ‘900 ed una persona normale oggi, è un modo un po’ provocatorio per far notare alcune cose:
      a) oggi possiamo accedere ad un sacco di cose che 150 anni fa non esistevano (cose che Rockefeller non ha mai avuto)
      b) molti dei beni che in quel periodo erano considerati “di lusso” oggi sono a disposizione di tutti. La radio, la televisione, l’automobile, il té (questa bevanda era un bene di lusso nell’800!)
      Bene, questo progresso economico è una conseguenza dell’economia di mercato (basta vedere la differenza tra le due Coree) che ha fatto arricchire sia i già ricchi che quelli che erano poveri.
      Marco

      • D’accordo, ma il fatto è che non si possono fare paragoni storici con i parametri di oggi, altrimenti il quadro risulta falsato.
        Non si possono giudicare civiltà passate col metro di oggi, così procedendo, del resto, potrei portare il paragone fino all’uomo primitivo; in buona sostanza, se mi paragono col passato, sto sempre meglio io.
        Ma il progresso dell’umanità non è stato dato dall’economia di mercato, che è iniziata nell’800 (il tè è del 600 e fu introdotto con la scoperta di nuove terre).
        Poi, i progressi della tecnologia non c’entrano affatto con quelli dell’economia.
        Infine, non è assolutamente detto che l’economia di mercato sia solo foriera di benessere e sviluppo, il quadro di oggi, ad esempio, mi pare di adamantina evidenza, in special modo se basata (l’economia), più che sul profitto, sulla speculazione finanziaria, sullo sfruttamento, sui bisogni indotti, sul mercantilismo, sul signoraggio, sui titoli spazzatura, sull’iniquità fiscale, sulla globalizzazione, etc. etc.
        Ciò, in realtà, ha arricchito solo pochi a detrimento di altri (la maggioranza).
        Cordialità

  2. se mi paragono col passato, sto sempre meglio io.
    Non è necessariamente vero, ci sono stati lunghi periodi della storia di stagnazione se non proprio regressione, mentre quello a cui si assiste dall’800 in poi è il periodo di crescita economica più spettacolare di sempre, che si è accompagnato ad un incremento della ricchezza per una grandissima parte della popolazione. Il protagonista di questa crescita, lo si voglia o no, è l’economia di mercato.

    il tè è del 600 e fu introdotto con la scoperta di nuove terre
    e fino all’800 rimase di esclusivo consumo dei ricchi, non a caso gli storici lo usano come indicatore di ricchezza per quel periodo. Oggi vai al supermercato e ti compri 50 bustine di té con pochi spiccioli.

    il quadro di oggi, ad esempio, mi pare di adamantina evidenza, in special modo se basata (l’economia), più che sul profitto, sulla speculazione finanziaria, sullo sfruttamento, sui bisogni indotti, sul mercantilismo, sul signoraggio, sui titoli spazzatura, sull’iniquità fiscale, sulla globalizzazione, etc. etc.

    Innanzitutto quella odierna non è un’economia di mercato ma è una forma mista molto più vicina al corporativismo:
    1) La moneta è un pezzo di carta imposto dallo Stato con il corso legale e manipolata da un Istituto di Diritto Pubblico come la Banca Centrale (sia dove è formalmente indipendente come nel caso dell’Euro, sia dove è di proprietà pubblica come in Gran Bretagna)
    2) Il prezzo più importante dell’economia, il tasso di interesse, viene fissato da un pianificatore centrale e non da un mercato concorrenziale del credito.
    3) Il sistema bancario gode del privilegio di poter prestare i depositi dei correntisti e del fatto che le sue eventuali perdite verranno socializzate (moral hazard)
    4) I gruppi di interesse (corporazioni, ordini professionali, grandi industrie, etc.) fanno quotidianamente pressione sui legislatori per ottenere (e li ottengono!) privilegi, protezioni, etc. (il mercantilismo che citavi)

    Ciò che è andato storto negli ultimi decenni nasce da qui e non certo da una forma pura di “economia di mercato”.

  3. Amico caro, ci dobbiamo mettere d’accordo su termini.
    L’economia di mercato, intesa quale sistema dove il “prezzo” delle merci e dei servizi viene stabilito dalle “pure” leggi della concorrenza, non esiste e non è mai esistito, e dubito fortemente che possa mai esistere.
    Ciò premesso, a parte il periodo storico cosiddetto della crisi del 1929, non si conoscono altre crisi economiche di stagnazione (la regressione è un sinonimo di questa), degne di rilievo, se non quelle connesse ai normali cicli economici.
    L’argumentum ad lapidem da te assunto: “(…) Il protagonista di questa crescita, lo si voglia o no, è l’economia di mercato”, non è stato affatto dimostrato, al più, è una mera opinione, peraltro assai discutibile, così pure mi pare assai peregrino l’utilizzo del thè quale indice storico, sintomatico di ricchezza, diversamente, ti prego di citarmi nomi e cognomi di questi storici, che come tale lo utilizzano (con i precisi riferimenti bibliografici delle loro opere).
    L’enumerazione finale che adotti, mi trova d’accordo in parte, atteso che le trovo corrette in via di principio, ma sono del tutto errate sotto il profilo tecnico-giuridico.
    Se per banca centrale intendi quella d’Italia è istituto di diritto pubblico solo nella carta (rectius statuto del 2006), atteso che è partecipata solo per il 5% circa dallo Stato e, per il resto dai privati (banche e assicurazioni). Se, invece, intendi la B.C.E., allora non è affatto istituto di diritto pubblico, bensì organismo internazionale ed autorità indipendente dagli stati dell’U.E., tant’è che il suo statuto istitutivo le da espressa autonimia in materia di politica monetaria ed è lei che fissa il tasso di sconto.
    Infine, i soldi vengono stampati da tale ultimo istituto e dalle bance centrali dei paesi membri, mercè l’autorizzazione della B.C.E. a costo zero (cd. signoraggio bancario primario).
    Orbene, mio illustre amico, la tua enumerazione delle patologie (che condivido e condanno) altro non sono che frutto, causa e, comunque, eziologicamente collegate proprio a tale sistema d’economia (e si badi, non sono comunista).
    Concludendo, a meno che tu non sia un debunker, atteso l’acutezza e grinta che ti caratterizza, ti consiglio di studiare bene i meccanismi della moneta della sua politica, metteresti così la tua intelligenza al servizio dell’utenza aiutandola a smascherare questa banda di farabutti e debosciati di corporativisti. Perchè è vero che la ricchiezza è aumentata, è vero solo per pochi. E qui non temo smentita dal momento che le statistiche (e la realtà) sono sotto gli occhi di tutti
    In definitiva, ciò che è migliorato può essere, semmai, la qualità della vita e le comodità, ma ciò è frutto del progresso e dell’ingegno, non certo solo dell'”economia di mercato”. E se gettiamo sguardi al passato, per via del progresso, è ovvio che troviamo sempre un quid pluris, se poi sia meglio oppure no, questo non sempre è scontato.
    Cari saluti

  4. Caro Amico, con questa concludo.
    Allora, una teoria deve reggere ai criteri della logica, del pari una disputa su più teorie.
    Spesso, i disputanti, presi più dal loro orgoglio e dalla loro vanità, più che e dall’amore per la verità, ricorrono a qualsisasi stratagemma per portar dalla loro parte la “vittoria”.
    La discussione seria, invece, dovrebbe essere basata sui criteri di ragione, serietà e onestà intellettuale.
    Socrate soleva affermare di essere contento quando qualcuno lo correggeva, in quanto lo liberava da un errore e da un peso: quello della mistificazione e della menzogna.
    Altro criterio alla base della disputa è che i disputanti abbiano un substrato culturale che li metta alla pari.
    Aristotele soleva affermare che dibattere con gli ignoranti e presuntuosi è meglio evitarlo, sarebbe solo tempo perso (ignorante nel senso di chi ignora).
    Ho letto i link da te segnalati (però, mancavano gli storici “del thè”).
    Orbene, queste fonti non escludono che il signoraggio ci sia, ma spostano il problema sul pareggio di bilancio cercando, con ingenuo tentativo, di smentiere il signoraggio stesso.
    Per quanto riguarda la banca centrale Inglese, io ho parlato di partecipazione azionaria. Anche quella Italiana sulla carta è pubblica, ma di fatto è, però, privata. Così vale per quella Inglese e, “a fortiori”, per tutte le altre.
    Poi io ho parlato di signoraggio, ma non ho detto che tutti i mali economici siano legati a questo, nè ho parlato di soluzioni.
    Infine, il ricorso alle faccine, sicuramente può far sorridere alcuni, ma non sposta di un millesimo l’asse della ragioneb tra le due tesi finora affrontate.
    Amico caro, non mi interessa nelle dissertazioni con i miei interlocutori vincere, mi interessa conoscere.
    Ripeto, a meno che tu non sia un debunker, non ti fare prendere per il naso da siti come quelli da te indicati, ragiona con la tua testa e con i criteri suddetti, non sprecare la tua intelligenza
    Un caro saluto e buona fortuna.

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