Maledette liberalizzazioni

Non appena il governo Monti ha annunciato di voler scrivere un decreto per liberalizzare alcune professioni, si sono scatenate le proteste e le minacce di sciopero. Ascoltiamo le storie di alcuni protagonisti che fanno parte della categoria dei farmacisti (1).
C’è la storia di Mario, 52 anni, una moglie e due figli, proprietario di una bella farmacia che gode di un bacino di utenza di circa quattromila persone. La sua è da sempre una famiglia di farmacisti: dal padre, che aveva ottenuto la licenza, tramite concorso comunale, nei lontani anni ’60, sino al figlio, che da poco ha iniziato l’università e che spera di seguire le orme del padre e del nonno. Mario è un po’ preoccupato per i figli, alla luce dei provvedimenti che sta prendendo il nuovo governo. Non capisce perchè a Roma se la prendano tanto con la sua categoria – non sarà mica dei farmacisti la colpa della crisi – dopotutto lui lavora con un margine netto del dieci per cento, a norma di legge, paga le tasse e grazie al reddito sicuro di cui ha goduto fino ad oggi è stato in grado di costruirsi una casa tutta sua e farsi una bella famiglia. Non è uno di quelli che sperpera il denaro in vacanze, Suv e ville all’estero: guadagna bene ma non ruba niente a nessuno. Perchè ora vogliono togliere ai suoi figli la sicurezza di cui ha goduto lui?
C’è poi Luca, 45 anni, moglie e figli e soprattutto tanti debiti sulle spalle. Anche lui si è laureato in farmacia ma dal momento che il comune non concedeva altre licenze ha dovuto acquistarne una, ormai dieci anni fa, ad un prezzo da capogiro: si parlava di due anni di fatturato, quasi due milioni di euro. È stato però molto fortunato a trovarne una in vendita, oggi non ce ne sono più. Adesso si trova con un buon lavoro ed un reddito garantito che gli permette di vivere bene, pagare il mutuo ed avanzare ancora qualche soldo a fine mese. Ma ora il governo vuole aumentare le licenze, diminuire il suo bacino di utenza e ridurre i suoi profitti. Perchè non lo ha fatto dieci anni fa, quando la licenza serviva a lui? Perchè oggi che ha 20 anni di mutuo sulle spalle?


Mario e Luca protestano, scendono in piazza, scioperano. Raccontano al mondo la loro storia e di come i loro diritti vengano lesi in nome delle liberalizzazioni selvagge.
Queste sono le storie che raccontiamo, ma quante rimangono silenti, invisibili, inascoltate? Cosa ci racconterebbero queste storie dimenticate?
Ci narrerebbero ad esempio la storia di Giorgio, 27 anni ed una laurea in farmacia con 110 e lode, e quella di Sara, di Eleonora, di Matteo, tutti studenti brillanti. Non sono però figli di farmacisti e non hanno la possibilità di comprare una licenza oppure ottenerne una in concessione. Alcuni di loro, forse, troveranno lavoro come collaboratori presso le farmacie dei Mario e dei Luca, con uno stipendio medio e tanta frustrazione verso quei loro compagni di corso, che magari avevano voti mediocri ma un genitore farmacista e ora sono i loro datori di lavoro. Altri, invece, rinunceranno e si cecheranno lavoro altrove. Forse, con le liberalizzazioni, chissà…
Ma non c’è soltanto la loro storia, c’è anche la nostra.
Sessanta milioni di Italiani che ogni giorno si recano in farmacia a fare acquisti e che si trovano a pagare prezzi alti, perchè la limitazione del numero di farmacie garantisce sì ai titolari un margine di ricavo maggiore ma a spese di tutti gli altri.
Quando una categoria protetta si lamenta, possiamo soltanto ascoltare la sua storia, le sue rimostranze, le sue richieste. Ma queste proteste ci descrivono soltanto il punto di vista di chi vive all’interno di un recinto, che li protegge dalla concorrenza altrui, e rischiamo di dimenticarci invece di tutti coloro che non hanno modo per far sentire le loro proteste e raccontare le loro storie.
Rischiamo di fermarci a ciò che si vede mentre, come spesso accade, è proprio ciò che non si vede ad essere più importante.
Bastiat Contrario

— Marco Bollettino

(1) Ovviamente queste persone sono totalmente inventate ma descrivono situazioni verosimili

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2 thoughts on “Maledette liberalizzazioni

  1. Purtroppo è proprio l’uomo “della strada” che spesso non comprende il concetto del “ciò che non si vede”.
    E, come sempre, è proprio quest’ultimo che paga le conseguenze “nascoste” (ai suoi occhi) di “ciò che si vede”.
    Se poi aggiungiamo che la propaganda statale persegue l’obiettivo di occultare quanto più possibile i meccanismi di queto processo…..
    Continuo a sperare solo in un Remnant coriaceo e duraturo; ma ai fini pratici nemmeno questo mi consola.
    Buon lavoro.

  2. Pingback: Bastiat Contrario – Maledette liberalizzazioni

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