Servizi pubblici locali, il coraggio che manca

I servizi pubblici locali, secondo il decreto liberalizzazioni, devono essere assegnati tramite gara ad evidenza pubblica. Forti limiti agli affidamenti diretti e, dunque, incentivi alla concorrenza tra imprese, almeno in quei segmenti di servizio dove, trattandosi di monopoli tecnici, è necessario introdurre la concorrenza per il mercato.Si salvano le deroghe per l’in-house, ma si riduce il valore totale dei servizi da 900.000 a 200.000 euro annui, restringendo così la possibilità di eludere le gare.

Nonostante questa novità positiva, resta però complessivamente debole l’organizzazione dell’in house sotto diversi aspetti. Il primo problema è che per essere fatto bisogna chiedere un papere obbligatorio ma non vincolante all’antitrust: con questa formula non si creano condizioni di certezza normativa e, dunque, nemmeno organizzativa. Cosa implica, infatti, un parere obbligatorio ma non vincolante? Se l’Antitrust non ritiene giustificato dal punto di vista economico e gestionale che alcune aziende mantengano affidamento diretto, allora non può né deve esistere possibilità di conservarla, se in fine dell’intervento legislativo è quello di creare un contesto concorrenziale che stimoli l’efficienza.

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— Lucia Quaglino
twitter.com/luciaquaglino
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