Incontro con Enrico Colombatto

Le domande di attualità più calde del momento sono probabilmente «Che fine faremo?» «Come procederà la crisi economica?» «I piani di salvataggio funzioneranno?» Per questo motivo all’Ora Libera(le) di dicembre abbiamo avuto il piacere di invitare il Prof. Enrico Colombatto, ordinario di Politica Economica all’Università di Torino e, soprattutto, uno dei pensatori più schietti e originali del panorama accademico Italiano. Nel consueto scenario informale che caratterizza gli aperitivi dell’Ora c’è stato modo di ascoltare una breve introduzione da parte del Professore, che ha saputo riassumere in poche frasi la sua idea su come si muoverà il mondo politico ed economico nei prossimi mesi, ponendo subito l’accento sull’insostenibilità certa della situazione Italiana specie in vista del rifinanziamento di quasi 300 miliardi di debito i primi mesi nel prossimo anno, che non sarà tollerabile per le casse dello stato agli attuali livelli di interesse che gravitano intorno al 7%.

Il salvataggio sembra lo scenario più probabile, vista la concentrazione di interessi forti che premono in quella direzione. La Germania, inoltre, pur essendo fondamentalmente più sana dei paesi mediterranei dell’area Euro, si trova alle prese con un sistema bancario semi-pubblico fortemente esposto verso il debito sovrano e con conti pubblici non così in ordine come si vorrebbe far credere.

I tempi, però non possono essere rapidissimi, visto che in cambio del salvataggio il governo tedesco, i cui cittadini non accettano di buon grado l’idea di salvare gli “Stati spendaccioni,” chiederebbe la supervisione dei bilanci degli Stati debitori, con diritto di veto sui bilanci pubblici. Per mettere in pratica una cessione di sovranità di questa portata, magari vendendola al pubblico come transizione verso una politica fiscale comune, sarà però necessario molto tempo.

Nel frattempo si procederà a mettere in atto manovre di galleggiamento, siano esse il varo di un nuovo e più capiente fondo salva-stati o interventi da parte di BCE e FMI per sostenere i titoli in difficoltà.

Una volta che la Germania avrà trovato un’intesa sulla forma legale da dare al “commissariamento” dei paesi in crisi, avrà inizio, da parte della Banca Centrale Europea, la monetizzazione dei debiti sovrani volta a calmierarne i tassi di interesse. Èopinione del professore che se la presa di posizione della BCE sarà abbastanza credibile non le sarà nemmeno necessario stampare moneta in modo massiccio per fissare un tetto ai tassi: la presenza stessa di un “compratore di ultima istanza” dalle risorse illimitate sarà sufficiente a “convincere” gli altri operatori ad adeguarsi al prezzo fissato.

Questo intervento dovrebbe essere sufficiente a “comprare del tempo” e permettere ai governi europei di tirare avanti, senza mettere mano a quelle riforme strutturali tanto necessarie quanto costose in termini politici. Il rischio è che in questa Europa malata di crony capitalism ed eccessiva regolamentazione il risultato sarà di far pagare a tutti, specialmente gli strati marginali della società, il costo della crisi.

Il successivo dibattito si è concentrato invece sulle prospettive future per l’economia reale. Il professor Colombatto ha sottolineato come la monetizzazione del debito, non appena le acque si saranno calmate, porterà con sé la minaccia concreta di uno scenario inflazionistico. In questo caso non è da escludere che la mossa di emettere debito decennale pur ad un tasso di interesse così alto sia stata pensata proprio in funzione di una futura inflazione vicina alle due cifre.

In questo scenario a tinte fosche dove la de responsabilizzazione regna sovrana, si privatizzano gli utili e si socializzano le perdite, si intravedono però dei piccoli spiragli di ottimismo. Lo Stato, secondo il professore, non sarebbe più percepito dalla maggioranza come la soluzione dei problemi ed il supporto verso il mantenimento del Leviatano sarebbe dettato più dalla necessità di mantenere privilegi e “diritti acquisiti” che da una forte ideologia collettivista.

L’idea di uno Stato desacralizzato potrà sembrare una vittoria assai modesta, in un momento in cui in Europa il vento del centralismo e del dirigismo sembra spirare più forte che mai,  ma è comunque un primo passo verso il radicamento di una alternativa culturale fatta di responsabilità e lo sprone per continuare la nostra battaglia, sperando di essere sempre di più a discutere, confrontarci e proporre nuovi punti di vista alla prossima Ora Libera(le).

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